domenica, Gennaio 18

25 Novembre: tracce di coraggio, i simboli contro la violenza sulle donne  

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La scelta del 25 novembre

Il 25 novembre 1960 tre sorelle: Patria, Minerva e María Teresa Mirabal vengono violentate e uccise nella Repubblica Domenicana. 

Le tre sorelle nascono a Ojo de Agua, e crescono sotto la dittatura Rafael Trujillo.

Donne di cultura: Minerva studia giurisprudenza, María Teresa ottiene il titolo di agronomo presso l’università di Santo Domingo, mentre Patria si dedica alla famiglia e alla vita religiosa.

La ribellione e l’impegno di queste tre giovani donne di fronte alle atrocità del regime inizia con la costituzione nel 1960 del “Movimento 14 giugno”, sotto la direzione di Manolo il marito di Minerva, qui le sorelle operavano sotto il nome in codice di “Mariposas” (farfalle).

Nel gennaio del 1960 il movimento venne scoperto dalla polizia segreta di Trujillo, tutti i membri vennero arrestati, le tre sorelle vennero rilasciate in pochi mesi, ma i loro mariti rimasero in carcere. 

Il 25 novembre dello stesso anno le sorelle Mirabal si recarono a far visita ai coniugi detenuti, accompagnate dal loro autista. L’auto venne intercettata e loro violentate e uccise dagli uomini del regime, l’evento scosse il paese, nonostante la censura e la simulazione di un incidente d’auto, accelerando la caduta della dittatura.

La commemorazione di questa data ha origine dal primo Incontro Internazionale Femminista, celebrato in Colombia nel 1981. In quell’incontro la Repubblica Dominicana propose questa data in onore delle tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal. 

Elina Chauvet quando l’arte diventa voce 

Vi è mai capitato di camminare lungo una strada e vedere file di scarpe rosse? Oggi questo è diventato il simbolo  contro la violenza sulle donne, ma non tutti conoscono la sua origine. L’idea nasce nel 2009 grazie all’artista Elina Chauvet. Nel 1992 la sorella di Elina venne brutalmente uccisa dal marito nella città messicana di Ciudad. Elina cercò di incanalare il dolore nella sua arte, poi rendendosi conto che i casi di femminicidio in città aumentavano decise di compiere un gesto simbolico e potente di denuncia e lo fece partendo dal ricordo dell’amata sorella. 

Scarpe rosse 

Il rosso non è solo simbolo di sangue: in alcune interviste racconta che, da bambine, lei e sua sorella si scambiavano un paio di scarpe rosse dopo aver visto Il Mago di Oz, continuando questa tradizione anche da grandi. Inoltre le scarpe, oggetti intimi, vengono talvolta utilizzate anche per identificare le vittime.

La sua prima esposizione nacque con 33 paia di scarpe donate dalle famiglie delle vittime di Ciudad. 

Da allora l’esposizione delle scarpe rosse è diventata un simbolo riconosciuto a livello mondiale contro la violenza sulle donne.

Una gerbera rossa per dire no alla violenza sulle donne 

In una vecchia leggenda si racconta che Belide, ninfa leggera come il vento, danzasse libera tra le margherite.

Vertumno, invaghitosi di lei, confuse desiderio e diritto, egli infatti desiderava averla anche contro la sua volontà. La donna, per salvarsi, scelse la metamorfosi: divenne fiore, piccola e silenziosa, ma intoccabile. Dalla sua stessa famiglia botanica nasce oggi la gerbera rossa. 

Il rosso parla: è il sangue versato, la ferita che non si dimentica e la forza di chi rompe il silenzio, questo fiore è un monumento alla memoria per chi  non ha avuto voce, ed è una promessa affinché nessuna donna debba più trasformarsi per salvarsi, né spegnersi per continuare ad esistere. 
Laura Del Casale 

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