
Comincia oggi questa nuova rubrica che proporremo ogni primo sabato del mese. Si tratta di suggerimenti per una gita fuori porta nell’Abruzzo meno conosciuto. Ci riferiamo a quei luoghi dove alla storia, all’archeologia e alla bellezza paesaggistica si aggiungono leggende, miti e misteri che si perdono nella notte dei tempi.
Inauguriamo questa rubrica con una curiosità: l’Abruzzo sa incantare chiunque lo scopra, persino una famosa scrittrice giapponese: Yasuko Ishikawa. Ishikawa affascinata dai borghi nascosti, dai paesaggi solitari e dalle antiche leggende, ha raccontato come “visitare l’Abruzzo significa intraprendere un viaggio nell’anima dell’Italia”, perché ogni angolo custodisce storie e segreti che si perdono nel tempo. Con questo sguardo di meraviglia, ogni gita fuori porta nel nostro Abruzzo diventa un piccolo viaggio capace di sorprendere, emozionare e far sognare.
Sant’Omero (TE)
Questa sera tra le 16:15 e le 16:25 sorgerà sulle terre abruzzesi la prima luna piena del 2026. Conosciuta come la Luna del Lupo, questa Superluna sembra risvegliare echi di un passato mai del tutto dimenticato.
Tra le valli del teramano, nel borgo di Sant’Omero, in notti come queste la differenza tra uomo e bestia svanisce per dare vita ad una creatura tanto misteriosa quanto famigerata: il lupo mannaro.
La luna piena diventa il sigillo di una maledizione antica: secondo le credenze popolari abruzzesi i bambini nati nella notte di Natale tra il 24 e il 25 dicembre erano destinati a essere lupi mannari, se maschi, o streghe se femmine. Questo perché la nascita in contemporanea a quella di Gesù era vista come un sacrilegio naturale o un eccesso di potenza vitale.
Il licantropo abruzzese si trasforma, come già noto, durante le notti di plenilunio. L’uomo sente un’irrequietezza crescente: i peli si allungano e la ragione si affievolisce fino a farlo impazzare e a farsi guidare dal puro istinto animalesco.
C’è una cura per la licantropia? Secondo alcune versioni, potrebbe bastare ferire un lupo mannaro anche solo con uno spillo per spezzare la maledizione e farlo tornare immediatamente umano. Invece, per prevenire il destino del neonato, il padre poteva incidergli una piccola croce sotto la pianta del piede in modo da tenere lontano tale maleficio.
A Sant’Omero, il centro nevralgico della leggenda è la Fonte Vecchia: un antico lavatoio monumentale; qui, secondo le dicerie, i lupi mannari spesso si recavano per placare l’arsura o per trovare sollievo dal bruciore causato dalla metamorfosi e sempre qui essi emettevano un lamento straziante, a metà tra un grido ed un ululato, che spingeva tutti gli abitanti a sbarrare le porte di casa.
Ma questa non è solo una vecchia leggenda basata su racconti o allucinazioni di massa di secoli fa, perché nel 2013 un’eco di quell’antica paura è tornata a scuotere il paese. Strane luci sono apparse intorno alla fontana e rumori inquietanti sono stati uditi provenire dai ruderi della fortezza disabitata. Così, nell’agosto dello stesso anno, l’allora sindaco Alberto Pompizi ha contattato una squadra di ghostbuster, il gruppo dell’ Epas (European Paranormal Activity Society) che ha annunciato una spedizione in Abruzzo per indagare, tra il serio e il faceto, le tradizioni e il folklore locale. L’obiettivo non sarebbe stata la caccia a creature leggendarie, ma la raccolta di testimonianze popolari e l’effettuazione di sopralluoghi in siti storici, come vecchie chiese e grotte, per avviare un nuovo progetto dedicato allo studio del passato e dei misteri popolari italiani.
La città oltre il folklore
Le prime tracce storiche dell’esistenza di un centro abitato su questa collina risalgono ai primi anni dell’ XI secolo, più precisamente al periodo successivo alle invasioni degli Ungari e dei Saraceni.
Una passeggiata tra le strade del paese consente di apprezzarne il discreto fascino immergendosi in una suggestiva atmosfera.
Una sorta di circonvallazione racchiude il nucleo centrale dell’abitato di Sant’Omero che nasconde angoli senza tempo, come la piazza racchiusa tra i palazzi nobiliari, cuore pulsante della memoria collettiva del paese. La vera perla è però un piccolo vicolo che non finisce nel cemento, ma sfocia in un affaccio panoramico protetto da una ringhiera.
Infine se doveste decidere di visitare questo luogo pieno di mistero non potete mancare una visita tra le campagne dove troverete le Pinciaie: abitazioni contadine costruite interamente in terra cruda e paglia, testimoni dell’esistenza di una civiltà rurale povera ma ingegnosa.
Alla prossima tappa… l’Abruzzo ha ancora molte storie da raccontare.
Laura Del Casale














