
Sono stati acquistati ed installati per il controllo elettronico della velocità, ma non sono mai entrati in funzione. Fungono, più che altro, da “dissuasori ottici” gli speed control, quei box arancioni presenti da circa due anni in otto punti del territorio comunale. Cioè località Sant’Onofrio (altezza ex mattatoio); via del Porto (altezza Parco Moscato e cooperativa Di Vittorio); via Sant’Antonio Abate (nei pressi dell’omonima chiesa); via Incoronata (altezza Aqualand); viadotto Histonium; Statale 16 (ai chilometri 522 e 515). La conferma che non sono mai entrati in funzione (dovrebbero ospitare autovelox mobili controllati da una pattuglia della polizia locale presente nei paraggi), arriva proprio dal Comune che, in seguito ad un accesso agli atti di un consigliere di minoranza, Vincenzo Suriani, ha comunicato “che non è stata elevata alcuna sanzione per eccesso di velocità”.
Il tema dei dispositivi per il controllo della velocità e della viabilità in genere, è molto sentito dai vastesi, le cui critiche si appuntano soprattutto sulla presenza di semafori con sistema T-Red e dei dossi artificiali.
“I box arancioni sono costati circa 1.750 euro l’uno, per una somma complessiva di 14mila euro. Una spesa che si sarebbe potuta evitare visto che non sono mai entrati in funzione”, commenta Suriani, “personalmente credo siano delle strutture arretrate e non al passo con i tempi, che sono arrivate a Vasto proprio mentre molti altri comuni li stanno dismettendo. C’è di buono che”, prosegue il consigliere di opposizione, “come accade spesso a Vasto, città priva di piano traffico e priva di direttive chiare in materia di circolazione, non sono serviti finora a fare nessuna contravvenzione. Al contrario delle Ztl (zone a traffico limitato) trappola e dei semafori tagliola, gli speed control sono rimasti inerti e non hanno procurato ulteriori problemi alle già stremate tasche dei cittadini vastesi”.
Per Suriani sorge, però, un dubbio spontaneo: “Era necessario”, dice, “ investire 14mila euro per delle scatole vuote, che non servono come dissuasori, che non erogano sanzioni e che sinceramente appaiono anche dislocati male in città?”.
Di tutt’altro avviso è l’amministrazione comunale, secondo la quale i box arancioni fungono da “dissuasori ottici” e quindi inducono gli automobilisti a non spingere troppo il piede sull’acceleratore. Anna Bontempo (Il Centro)














