
L’attenzione verso la sostenibilità ambientale ha ormai permeato ogni settore dell’economia, trasformando radicalmente anche il mercato immobiliare e i prodotti finanziari ad esso collegati. Negli ultimi anni, si è assistito a una crescita esponenziale dell’interesse verso abitazioni ad alta efficienza energetica, spinta sia dalle direttive europee mirate alla riduzione delle emissioni, sia dalla consapevolezza che una casa efficiente garantisce minori costi di gestione nel lungo periodo.
In questo contesto di transizione ecologica, gli istituti di credito hanno risposto introducendo strumenti specifici volti a incentivare l’acquisto o la riqualificazione di immobili eco-sostenibili. Orientarsi tra le varie proposte può risultare complesso e prendere in considerazione un mutuo verde come quello di Credem può rappresentare un utile termine di paragone per comprendere gli standard di mercato attuali. Tuttavia, prima di procedere con qualsiasi richiesta, è fondamentale chiarire i dubbi più comuni che circondano questo strumento, analizzando nel dettaglio requisiti, benefici e procedure.
Quali immobili rientrano nella categoria finanziabile
Il primo interrogativo che sorge spontaneo riguarda l’identificazione degli immobili che permettono l’accesso a queste condizioni agevolate. Non tutte le abitazioni, infatti, sono idonee per l’ottenimento di un mutuo verde. La condizione necessaria e imprescindibile è legata alle prestazioni energetiche dell’edificio. Generalmente, le banche concedono questo tipo di finanziamento per l’acquisto di case che appartengono alle classi energetiche più performanti, ovvero la classe A (in tutte le sue sottocategorie) e la classe B.
Tuttavia, il perimetro di applicazione non si limita alle nuove costruzioni. È possibile accedere al credito agevolato anche per immobili esistenti, a patto che vengano sottoposti a interventi di ristrutturazione significativi. In questo scenario specifico, la normativa bancaria richiede solitamente che i lavori di riqualificazione portino a un miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio pari almeno al salto di due classi energetiche, oppure al raggiungimento di una soglia minima di performance. La verifica di tali requisiti avviene attraverso l’Attestato di Prestazione Energetica (APE), documento cardine che certifica lo stato di salute energetica dell’immobile.
La convenienza economica rispetto al mutuo tradizionale
Un altro punto focale riguarda il reale vantaggio economico derivante dalla scelta di questo prodotto rispetto a un finanziamento tradizionale. La principale differenza risiede nel tasso di interesse applicato. Gli istituti di credito, incentivati anche dalle politiche della Banca Centrale Europea che favoriscono gli investimenti “green”, sono soliti offrire uno sconto sul tasso (spesso sotto forma di riduzione dello spread) per i mutui ecologici.
Questo si traduce in una rata mensile leggermente inferiore che, proiettata su una durata ventennale o trentennale, genera un risparmio complessivo sugli interessi di notevole entità. Questa dinamica rende il mutuo green prima casa una soluzione estremamente competitiva, specialmente per le giovani coppie o le famiglie che si accingono ad acquistare la loro abitazione principale.
Oltre al tasso agevolato, in alcuni casi è possibile beneficiare di spese di istruttoria ridotte o di polizze assicurative a condizioni favorevoli. Va inoltre considerato il valore intrinseco dell’investimento: un immobile in classe energetica elevata tende a mantenere, se non ad accrescere, il proprio valore di mercato nel tempo molto più di un edificio obsoleto, garantendo una maggiore solidità patrimoniale al proprietario.
Documentazione e procedure specifiche
Molti richiedenti temono che l’iter burocratico per ottenere un finanziamento verde sia eccessivamente complesso o oneroso in termini di tempo. Sebbene la procedura segua i canoni standard dell’istruttoria bancaria (verifica reddituale e perizia tecnica), vi è effettivamente la necessità di produrre documentazione aggiuntiva specifica. Nel caso di acquisto di un immobile già efficiente, sarà sufficiente presentare l’APE in corso di validità che attesti la classe A o B. Questo documento viene solitamente fornito dal venditore o dal costruttore ed è parte integrante del rogito notarile.
La situazione differisce leggermente nel caso di mutuo per ristrutturazione con riqualificazione energetica. Qui l’iter prevede una doppia certificazione: un APE “ante operam”, che fotografa la situazione di partenza, e un APE “post operam” (spesso accompagnato da una relazione tecnica di progetto) che dimostri il miglioramento energetico previsto al termine dei lavori. La banca erogherà le tranche del finanziamento basandosi sull’avanzamento dei lavori e sulla verifica del raggiungimento degli obiettivi energetici dichiarati. Nonostante questo passaggio tecnico supplementare, i tempi di erogazione non si discostano significativamente da quelli di un mutuo classico, a patto che la documentazione tecnica sia redatta con precisione da professionisti abilitati.














