
Comincia oggi questa nuova rubrica che proporremo ogni 20 del mese. Abbiamo infatti voluto dedicare spazio ai personaggi abruzzesi che sono entrati nella grande storia nazionale e internazionale. Partiremo dai grandi del mondo antico e, proseguendo in ordine cronologico, attraverseremo il Medioevo e l’Età Moderna fino ad arrivare agli anni Ottanta dello scorso secolo. Ma viaggiamo indietro nel tempo fino al I sec. a.C. per incontrare l’aquilano Gaio Sallustio Crispo.
Amiternum. In realtà L’Aquila non esisteva nemmeno, sarà fondata quattordici secoli più tardi, esisteva invece Amiternum ubicata a circa dieci chilometri a nord-est dell’attuale capoluogo di regione, nel territorio della frazione di San Vittorino. Fondata dai Sabini, salì al rango di municipium romano nel III sec. a.C. diventando presto una città importante come testimoniato dagli scavi archeologici, cominciati nel 1880, che hanno portato, e continuano a riportare, alla luce edifici di prestigio come l’anfiteatro, che poteva contenere 6.000 persone, con la vicina domus dei gladiatori, il teatro di età augustea ed una villa di tarda età imperiale, con mosaici e affreschi. Sono inoltre visibili una porzione urbana della via Caecilia e resti di terme e di un acquedotto risalenti anch’essi all’età di Augusto. Ebbene in questo municipium nell’86 a.C. nacque Sallustio che visse dunque negli ultimi e turbolenti anni della Repubblica romana, un periodo segnato da crisi politiche, lotte civili e profonde trasformazioni sociali. Nel corso della sua esistenza si combatterono infatti ben tre guerre civili: quella tra Mario e Silla (88-82 a.C.), tra Cesare e Pompeo (49-45 a.C.) e tra Augusto e Marc’Antonio (41-31 a.C.). Proprio questo contesto influenzò in modo decisivo la sua visione della storia e il carattere delle sue opere.
Vita e formazione
Sallustio nacque da una famiglia plebea ma benestante. Si trasferì presto a Roma, dove ricevette una solida formazione retorica e culturale. Entrò nella vita politica schierandosi con il partito dei populares sostenendo Giulio Cesare, in opposizione all’aristocrazia senatoria.
La sua carriera politica fu però controversa: nel 50 a.C. venne espulso dal senato per immoralità, accusa non rara nella lotta politica dell’epoca. Riammesso grazie a Cesare, partecipò alla guerra civile e ottenne incarichi importanti, tra cui il governatorato della provincia d’Africa Nova. Accusato di concussione e cattiva amministrazione, si ritirò definitivamente dalla vita pubblica dopo la morte di Cesare, dedicandosi alla storiografia.
Le opere principali
Le opere di Sallustio che ci sono pervenute sono poche ma fondamentali:
- De Catilinae coniuratione (La congiura di Catilina)
Racconta il tentativo di colpo di stato di Lucio Sergio Catilina nel 63 a.C. L’opera non è solo una cronaca dei fatti, ma un’analisi morale e politica della decadenza di Roma. Catilina viene descritto come figura emblematica di un’epoca corrotta, dominata da ambizione e avidità. - Bellum Iugurthinum (La guerra contro Giugurta)
Narra il conflitto tra Roma e il re numida Giugurta. Anche qui la storia militare diventa occasione per denunciare la corruzione del senato romano, facilmente comprabile con il denaro, e per esaltare virtù come la disciplina e il valore incarnate da figure come Mario. - Historiae
Opera più ampia, oggi conservata solo in frammenti perché rimasta incompiuta a causa della sua morte, che racconta gli eventi dal 78 al 67 a.C. Nonostante la frammentarietà, conferma l’interesse di Sallustio per i momenti di crisi e per l’analisi delle cause profonde dei conflitti politici.
Il pensiero storico e morale
Sallustio concepisce la storia come uno strumento di riflessione morale. Secondo lui, Roma aveva conosciuto un’epoca di grandezza fondata su valori come la virtus, la disciplina e il mos maiorum (il costume degli antenati). Con la fine delle guerre puniche e l’aumento delle ricchezze, questi valori si sarebbero corrotti, lasciando spazio a luxuria, avaritia e ambitio.
La sua visione è fortemente pessimistica: la crisi della Repubblica non è solo politica, ma soprattutto morale. Per questo Sallustio non si limita a raccontare i fatti, ma ne cerca le cause profonde nel carattere umano e nella degenerazione dei costumi.
Importanza di Sallustio
Sallustio è considerato il primo grande storico “moderno” di Roma, perché unisce la narrazione dei fatti a un’interpretazione critica e morale. La sua influenza fu enorme sugli storici successivi come Tacito e, più in generale, sulla tradizione storiografica occidentale.
Attraverso le sue opere, Sallustio non racconta solo la fine della Repubblica, ma invita il lettore a riflettere sui pericoli della corruzione e sull’importanza dei valori civili, rendendo la sua lezione ancora attuale.
San Lustio. Concludiamo con un sorriso. Si racconta che un giorno una vecchietta fu vista piangere in ginocchio davanti la statua dello storico, eretta a L’Aquila in Piazza Palazzo nel 1903. Un signore, sorpreso da quella vista, le si avvicinò chiedendole se avesse bisogno di qualcosa. La vecchietta, con le lacrime agli occhi, rispose: “No, grazie. Sto solo pregando San Lustio, San Lustio mio.”
Appuntamento per il 20 febbraio. Destinazione: Sulmona.
Laura Del Casale















