martedì, Febbraio 3

Fauna selvatica: gestione e criteri di intervento

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Non sempre la fauna selvatica vive lontano dall’uomo. Sempre più spesso volpi, cervi, falchi e altri animali si avvicinano alle città e ai paesi, suscitando curiosità…e anche qualche preoccupazione. Ma chi sono davvero gli animali selvatici? Gli animali selvatici sono tutte quelle specie che vivono in natura senza essere addomesticate: dai piccoli uccelli che si fermano nei nostri giardini ai grandi mammiferi che popolano foreste e montagne. In Italia, la Legge 157/1992 definisce la fauna selvatica patrimonio indisponibile dello stato e ne garantisce la protezione nell’interesse della comunità nazionale e internazionale.

Come stabilisce la citata normativa “fanno parte della fauna selvatica…le specie di mammiferi e di uccelli dei quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale”. Sono individuate le specie tutelate, con l’individuazione di categorie particolarmente protette, tra i quali, ad esempio, il lupo e il camoscio d’Abruzzo: ne è vietata la cattura e l’eventuale abbattimento comporta sanzioni penali. Di converso, ci sono specie selvatiche per le quali è consentito il prelievo venatorio, specificando per ciascuna il periodo dell’anno in cui è possibile cacciare legalmente. Tali elenchi e periodi sono indicati direttamente nell’art. 18 della sopra citata legge e riguardano specie come, ad esempio, cinghiali, quaglie e lepri.

Nell’ambito della gestione faunistica, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sulla base del parere degli enti scientifici competenti, possono autorizzare interventi di prelievo selettivo sugli ungulati cacciabili. Questi interventi, programmati attraverso piani di abbattimento specifici per sesso e classi di età, possono essere attuati anche al di fuori dei normali periodi di caccia stabiliti dalla Legge 157/1992, al fine di garantire l’equilibrio degli ecosistemi e la tutela della specie. In particolare, infatti, la crescita numerica di specie, come, ad esempio, il cinghiale ha imposto l’adozione di strumenti di controllo fondati su criteri scientifici. Un ruolo centrale ha, in questa direzione, l’ISPRA ovvero l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.  L’ISPRA è chiamato a fornire pareri tecnico-scientifici a supporto delle decisioni regionali. Attraverso l’analisi dei dati relativi alla consistenza delle popolazioni e all’impatto ambientale delle specie, l’Istituto contribuisce a orientare gli interventi di controllo faunistico secondo criteri di proporzionalità e sostenibilità.

In questo quadro, il controllo faunistico non è solo una questione di interventi, ma di metodo. Attraverso la lettura attenta dei fenomeni e il rispetto degli equilibri naturali, la gestione della fauna può assumere un significato più ampio, orientato alla sostenibilità e alla responsabilità collettiva.

Maria Luigia D’Annunzio

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