domenica, Febbraio 8

Riabilitazione post-ictus: preservare la rete, adeguare le rette, tutelare i percorsi di cura, la riflessione di Daniele Leone Infermiere delegato aziendale FP CGIL

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L’ictus rappresenta un evento traumatico che modifica radicalmente la vita di una persona in pochi minuti. Superata la fase acuta e ospedaliera, si apre una fase cruciale: la riabilitazione. Quest’ultima è determinante per il recupero funzionale, l’autonomia residua e la qualità di vita del
paziente. Dopo la fase acuta, molti pazienti presentano deficit motori, disturbi della comunicazione e della deglutizione, alterazioni dell’equilibrio e fragilità clinico-emotiva. Pertanto, la presa in carico deve essere tempestiva, multidisciplinare e individualizzata, con obiettivi progressivi aggiornati nel tempo.

Il recupero, seppur spesso lento, è clinicamente rilevante. Si assiste a un miglioramento del controllo posturale, a trasferimenti più sicuri, a una deglutizione più efficace, a una comunicazione più chiara e a una maggiore autonomia nei gesti quotidiani. Questi esiti, talvolta silenziosi, sono
decisivi per ridurre disabilità, dipendenza, complicanze e riospedalizzazioni.

In questo contesto, come già previsto per le strutture riabilitative accreditate e convenzionate con il Sistema Sanitario Regionale nell’ambito dell’art. 26 e del codice 56 della Legge 833/1978, è fondamentale mantenere un modello clinico-organizzativo fondato su équipe multiprofessionali, percorsi individualizzati e continuità assistenziale tra ricovero, day hospital, ambulatorio e domicilio. Tale modello deve garantire una presa in carico globale della persona fragile e un adeguato sostegno alle famiglie.

Questo patrimonio professionale e organizzativo va preservato. Il mantenimento di rette disallineate rispetto ai costi reali comporta il rischio di compressione dell’offerta e di dispersione di competenze acquisite in decenni di attività. L’adeguamento tariffario rappresenta una priorità condivisa dai lavoratori, dai professionisti e dai soggetti gestori. Il prolungato blocco delle rette incide negativamente sulle dinamiche retributive,
sulla sostenibilità economico-organizzativa e sulla continuità dei servizi riabilitativi.

Adeguare le rette significa tutelare il diritto concreto delle persone colpite da ictus a recuperare autonomia, dignità e futuro.

Daniele Leone – Infermiere delegato aziendale FP CGIL

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