venerdì, Febbraio 13

“Vasto, il dissesto dall’acquedotto romano”

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 “Il dissesto idrogeologico è alimentato dalla dispersione idrica, proveniente non solo dalle condutture dell’acqua potabile, ma anche dall’Acquedotto delle Luci, danneggiato e abbandonato”. A rimarcare questo aspetto, niente affatto trascurabile, che contribuisce a fenomeni di instabilità del territorio, specialmente in zone già fragili, è Davide Aquilano, archeologo, presidente di Italia Nostra del Vastese.

Lo spunto per tornare a parlare dell’Acquedotto delle Luci, una grande opera di ingegneria idraulica romana costruita tra il I ed il II secolo d.c. a servizio dell’antica Histonium, è il dissesto idrogeologico che interessa il costone orientale ed altre zone della città, tornato prepotentemente alla ribalta dopo la rovinosa frana di Niscemi, in Sicilia. Anche Vasto è stata costretta a fare i conti  per ben due volte –  nel 1816 e nel 1956 – con il costone che è scivolato e si è portato dietro case e monumenti.

Che ruolo ha la dispersione idrica? 

“L’Acquedotto delle Luci segue la linea del costone orientale e dopo un percorso di circa 2 chilometri, termina nel complesso delle Cisterne Romane di Histonium, poste nel punto più alto dell’abitato antico”, spiega Aquilano, “questa grande opera di ingegneria idraulica, che è stata  in grado di sopperire alla domanda idrica di Vasto fino al 1926, ma anche in seguito, fino a qualche decennio fa, è completamente abbandonata per mancanza di manutenzione e ha subito danneggiamenti in seguito alla costruzione di nuovi fabbricati. L’ acqua, quindi, non viene  più drenata e si disperde lungo il tragitto, andando ad aggravare l’instabilità del suolo e provocando scivolamenti o crolli. A tutto questo si aggiungono le perdite idriche causate dalle reti di distribuzione dell’acqua potabile”.

Italia Nostra ha condotto numerosi studi storici, archeologici e geologici anche grazie alle esplorazioni eseguite dallo speleoarcheologo Marco Rapino,  scomparso il 14 dicembre 2020. Nel 2021 sono state condotte delle ricerche più approfondite che hanno portato alla scoperta di una ramificazione di cunicoli sotterranei molto più articolata e complessa di quanto si era a conoscenza,  sia sulla base di documenti d’archivio, sia sulla scorta di quello che appare in superficie guardando i pozzi. Peccato che a questa intensa attività di ricerca non corrisponda una reale valorizzazione dell’Acquedotto a cui Italia Nostra ha dedicato studi, convegni e visite guidate. 

“L’opera ha attraversato quasi indenne circa due millenni di storia per arrivare fino ad oggi ad essere oggetto di svariati tentativi di danneggiamento”, prosegue il presidente di Italia Nostra del Vastese, “in particolare nel 2007 è stato distrutto uno dei putei dell’acquedotto durante lo sbancamento per la costruzione di una palazzina di civile abitazione. E’ paradossale che questa imponente opera di ingegneria idraulica da importante risorsa per la città, sia diventata un fattore di dissesto, essendo danneggiata in più punti, senza considerare che un pozzo è stato aperto e riempito in maniera fraudolenta con della sterratura”. 

L’acqua che fuoriesce dalle tubature sotterranee si infiltra nel terreno, aumentandone il grado di saturazione. Quando il suolo è troppo saturo, la sua capacità di mantenere la stabilità si riduce drasticamente.

In sintesi, le perdite d’acqua non rappresentano solo uno spreco economico, ma agiscono come un agente innescante di frane e cedimenti strutturali del terreno, aggravando i rischi idrogeologici. 

Anna Bontempo (Il Centro)

Aquilano
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