
Dopo il successo di Navigare senza bussola, la prof.ssa Emma Columbro torna su Kindle con il secondo appuntamento della collana “Oltre il distacco”. In questo nuovo racconto, intitolato “Camminare sulle bolle”, l’autrice ci conduce per mano attraverso uno dei momenti più delicati dell’esperienza umana: l’attesa del commiato e la fragilità della vita che si fa soffio.
Tra sospensione e realtà.
La storia si apre nel silenzio rotto da uno squillo nel cuore della notte. Per la protagonista, Claudia, quel suono è il segnale che tutto sta per cambiare: le condizioni della madre si sono aggravate. Inizia così un viaggio emotivo dove il tempo sembra dilatarsi, e ogni passo appare incerto, come se si camminasse, appunto, su delle bolle di sapone.
Emma Columbro riesce a descrivere con straordinaria lucidità quella “terra di mezzo” fatta di paura, dovere e un dolore che toglie il fiato, ma che non impedisce di agire per amore.
La fede come filo conduttore.
Un elemento centrale del racconto è la dimensione spirituale. Claudia ritrova forza nei ricordi dei pellegrinaggi della madre a San Giovanni Rotondo e nella sua profonda devozione a San Pio. Non si tratta solo di religione, ma di una continuità affettiva: la fede della madre diventa il bastone a cui Claudia si appoggia per non cadere, un senso di spiritualità che avvolge l’ospedale e trasforma la sofferenza in un momento di sacra connessione.
Oltre le parole: la cura come linguaggio.
Cosa resta quando la coscienza svanisce e le parole non bastano più? Resta la presenza.
L’articolo mette in luce gesti minimi ma immensi: Una mano stretta tra le proprio, un rosario sfiorato, il respiro condiviso.
Camminare sulle bolle è un inno alla resilienza del cuore umano. Ci ricorda che, anche nel distacco più doloroso, l’amore e la cura rimangono gli unici fili invisibili capaci di tenerci legati a chi amiamo, fino all’ultimo istante.
Perché leggerlo? Se hai amato la delicatezza del primo racconto, troverai in questa nuova opera una maturità narrativa capace di dare voce a sentimenti spesso indicibili. È un libro per chi ha vissuto il distacco, per chi lo teme e per chiunque creda che “prendersi cura” sia la forma più alta di coraggio.














