
Ieri, 21 febbraio, Pablo Trincia ha calcato il palcoscenico del Teatro Massimo, scegliendo per il suo debutto teatrale una materia narrativa di straordinaria potenza e gravità: un caso di cronaca che ha lasciato un segno profondo nell’opinione pubblica italiana, la drammatica vicenda del serial killer Ezzeddine Sebai. Nel volgere di poche settimane, “L’uomo sbagliato – Un’inchiesta dal vivo” si è imposto come uno degli eventi più sorprendenti e discussi della stagione teatrale 2025–2026.
L’accoglienza del pubblico è stata travolgente: a Milano e Bologna i biglietti sono andati esauriti in tempi rapidissimi, con il tutto esaurito al Teatro degli Arcimboldi (2 febbraio 2026) e all’Europauditorium (9 gennaio 2026). Un consenso tale da indurre la produzione ad ampliare il calendario della tournée, aggiungendo nuove repliche e confermando il sold out in numerose città italiane. Avviato il 13 dicembre 2025, il tour ha attraversato alcuni dei principali teatri del Paese, accompagnando gli spettatori in un percorso narrativo denso, inquietante, necessario. Lo spettacolo, ideato e firmato da Trincia insieme a Debora Campanella, prende le mosse dalla confessione resa nel 2006 da Sebai, detenuto in carcere, il quale dichiarò di aver commesso quattordici omicidi di donne anziane nel Sud Italia a metà degli anni Novanta.
Una rivelazione capace di incrinare certezze giudiziarie ormai consolidate: per alcuni di quei delitti, infatti, erano già state pronunciate condanne definitive nei confronti di persone che, da tempo, proclamano la propria innocenza. Attraverso un rigoroso intreccio di testimonianze, documenti processuali, materiali audiovisivi e immagini d’archivio, “L’uomo sbagliato” trasfigura l’inchiesta giornalistica in esperienza scenica, restituendo al pubblico una narrazione intensa e stratificata.
Il teatro diviene così spazio di riflessione civile, luogo in cui la cronaca si fa memoria condivisa e interrogazione morale. Questo progetto segna un passaggio significativo nel modo di raccontare la realtà contemporanea: un linguaggio teatrale che unisce precisione investigativa e profondità umana, capace di dare forma a una verità complessa senza rinunciare alla sensibilità e al rispetto. In scena non vi è soltanto la ricostruzione di un caso giudiziario, ma l’esercizio di una responsabilità narrativa che invita lo spettatore a confrontarsi con il dubbio, con l’errore e con la fragile architettura della giustizia.
Dante Andrea Amicarelli














