
“I chioschi lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi devono poter restare aperti tutto l’anno perché rappresentano un servizio essenziale per chi percorre la pista ciclopedonale. Non è pensabile che una infrastruttura così frequentata possa garantire servizi e assistenza solo in alcuni mesi dell’anno”.
Enrico Di Giuseppantonio e Fabio Caravaggio, sindaci di Fossacesia e Rocca San Giovanni, tornano alla carica in vista della riunione che si terrà giovedì 5 marzo presso la Provincia di Chieti, dedicata proprio al tema dei chioschi presenti lungo la Via Verde, alla quale sono stati invitati la Regione Abruzzo, i sindaci dei comuni costieri da Francavilla al Mare a San Salvo, il rappresentante del Gal (Gruppo di azione locale) e i dirigenti della Provincia. L’incontro rientra nel percorso di definizione del Piano d’Area, strumento di programmazione generale che disciplina le aree attigue alla pista ciclopedonale e ne orienta lo sviluppo in modo uniforme lungo tutta la costa. Per Di Giuseppantonio e Caravaggio bisogna “superare lo stallo legislativo degli ultimi anni e consentire una programmazione stabile e definitiva dei servizi lungo la Via Verde. Per superare definitivamente l’impasse normativa c’è la necessità di un coordinamento efficace tra i diversi attori istituzionali, ciascuno con un ruolo chiave e ben definito. La Regione Abruzzo è chiamata a fornire il quadro normativo di riferimento”, annotano i due sindaci, “ e il supporto legislativo indispensabile per rendere stabili le attività. La Provincia di Chieti, ente capofila per l’attuazione del Piano d’Area, ha il compito di guidare un percorso uniforme lungo tutta la costa. Il Gal rappresenta lo strumento operativo e strategico per accompagnare lo sviluppo del territorio con risorse e visione condivisa”.
Secondo Di Giuseppantonio e Caravaggio “occorre garantire ai Comuni la possibilità di programmare con certezze normative. I chioschi interessati sorgono su aree private, sono strutture adeguate sotto il profilo paesaggistico, naturale e ambientale e rappresentano da anni un presidio di accoglienza e servizio. Non è più sostenibile che queste attività restino aperte solo sei mesi l’anno, per poi essere chiuse e smontate con costi rilevanti a carico dei privati”.
Anna Bontempo (Il Centro)














