giovedì, Marzo 12

Mensa ospedaliera, Prospero: “Vicenda grave. il servizio mensa fu esternalizzato nel 2016. Menna era nella segreteria dell’assessore alla sanità”

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La chiusura della cucina dell’ospedale “Renzetti” di Lanciano, dalla quale arrivavano i pasti anche per il San Pio di Vasto, è una vicenda grave che merita piena chiarezza e l’accertamento di ogni responsabilità. Colpisce quindi che oggi il sindaco Menna attacchi su questa vicenda dimenticando che nel 2016 ricopriva il ruolo di capo della segreteria dell’allora assessore regionale alla sanità, proprio negli anni in cui veniva impostata la scelta di esternalizzare il servizio mensa. È giusto che ciascuno faccia le proprie riflessioni e si adoperi per affrontare una problematica seria e delicata, ma con il senso di responsabilità umana e politica di chi deve ai cittadini risposte chiare, serie e fondate sui fatti.

Quando si parla dell’alimentazione dei pazienti ricoverati non siamo di fronte a un servizio accessorio, ma a una parte concreta della cura e della dignità delle persone che si trovano in ospedale, spesso in momenti di fragilità. Dietro ogni vassoio c’è un malato, una storia, una famiglia che vive ore difficili: per questo qualità, sicurezza e organizzazione del servizio mensa non possono mai essere considerate questioni secondarie.

Proprio per questo è necessario comprendere con precisione cosa sia accaduto, verificare eventuali responsabilità e adottare tutti i provvedimenti necessari qualora emergano irregolarità o carenze nella gestione del servizio.

Per questo motivo ho già richiesto formalmente alla Direzione Generale della ASL Lanciano–Vasto–Chieti di poter visionare gli atti relativi alla gara per il servizio di ristorazione del giugno 2016, gli eventuali atti successivi di rinnovo o proroga e la corrispondenza intercorsa tra gli uffici della ASL e la cooperativa affidataria del servizio, con particolare riferimento anche ai lavori che avrebbero dovuto essere eseguiti presso la cucina del presidio ospedaliero di Vasto.

Ho inoltre richiesto di poter prendere visione del verbale redatto dai NAS a seguito dei controlli effettuati, al fine di comprendere con esattezza le criticità riscontrate e le ragioni che hanno portato alla chiusura della cucina.

Si tratta di una richiesta formulata nell’esercizio delle prerogative riconosciute ai consiglieri regionali dall’art. 48 dello Statuto della Regione Abruzzo e dalla normativa sull’accesso agli atti amministrativi, con l’obiettivo di fare piena luce su quanto accaduto e valutare quale possa essere la soluzione migliore per il futuro.

Questa vicenda impone infatti una riflessione seria e non ideologica sull’organizzazione del servizio mensa negli ospedali del territorio. Va valutata con attenzione la possibilità di una gestione diretta del servizio, pur nella consapevolezza delle evidenti complessità organizzative, anche alla luce della scelta compiuta nel 2016 di esternalizzarlo.

Qualora invece si ritenga di mantenere l’esternalizzazione, occorre pretendere e mettere le cooperative nelle condizioni di preparare i pasti all’interno dei singoli presidi ospedalieri, evitando che il cibo destinato ai pazienti debba percorrere decine di chilometri prima di arrivare in reparto. In alternativa, qualora il servizio resti centralizzato, dovranno comunque essere garantite modalità di trasporto e conservazione dei pasti che assicurino standard elevati di qualità, sicurezza e adeguata temperatura, perché la dignità e il benessere dei pazienti non possono essere messi in secondo piano.

È bene ricordare che nel 2016, durante la stagione del centrosinistra regionale guidato da Luciano D’Alfonso e con assessore alla sanità Silvio Paolucci, fu deciso di esternalizzare il servizio mensa attraverso un affidamento profondamente discutibile, che di fatto poneva a carico delle ASL i costi di adeguamento e ammodernamento delle cucine ospedaliere per importi di diversi milioni di euro.

Una scelta che nel tempo ha prodotto criticità organizzative e strutturali e che ha contribuito alla situazione che oggi tutti conosciamo.

È difficile pensare che il sindaco Menna non ricordi quella stagione. Nel 2016 ricopriva il ruolo di capo della segreteria dell’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, proprio negli anni in cui veniva impostato quel modello organizzativo. Oggi, da sindaco della città, dovrebbe affrontare questa vicenda con maggiore equilibrio e senso delle istituzioni.

Quando si parla di sanità servono serietà, responsabilità e rispetto per i cittadini. Le polemiche facili, le ricostruzioni parziali e le prese di posizione demagogiche non aiutano a risolvere i problemi e non rendono un buon servizio alla comunità.

Su questioni che riguardano la salute delle persone serve invece memoria, onestà intellettuale e spirito istituzionale, lavorando insieme per migliorare i servizi e garantire ai pazienti del nostro territorio l’attenzione e la dignità che meritano.

Francesco Prospero

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