
«Nella mattinata di ieri 20 marzo 2026 si è svolto un incontro volto ad affrontare le criticità legate all’area di Punta Aderci in cui insistono dei resti ossei dei concittadini morti durante le epidemie di peste», ha dichiarato il sindaco Francesco Menna.
All’incontro hanno partecipato l’assessore Gabriele Barisano, l’architetto Gisella La Palombara, Alessia Felizzi della cooperativa Cogecstre, che gestisce la riserva, e il funzionario archeologo Giorgio Garatti, per la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara. Quest’ultimo ha evidenziato come i resti ossei presenti nell’area siano considerati di valore storico, ma non di rilevanza archeologica.
«Nel corso della riunione – ha spiegato l’assessore all’Ambiente Gabriele Barisano – sono state analizzate le principali problematiche e sono state avanzate prime ipotesi di intervento. Il primo passo individuato consiste in un’indagine attraverso indagini geofisiche non invasive, finalizzata a comprendere l’effettiva estensione e le dimensioni della fossa, sulla quale al momento non esistono certezze né in termini di ampiezza né di quantità dei resti presenti. La sepoltura risalirebbe al 1817, ed è riconducibile a un’epidemia di tifo o peste. Durante il confronto si sono valutate diverse ipotesi di intervento, tra cui la valorizzazione del sito o anche la possibile rimozione delle ossa, con l’obiettivo di individuare la soluzione più adeguata nel rispetto del contesto. Nel corso dell’incontro è stata inoltre affrontata anche la questione dello scavo di piazza Rossetti, dove sono presenti resti dell’antico anfiteatro romano di Histonium, oggi visibili sotto teca ma in condizioni critiche, tra protezioni danneggiate e scarsa leggibilità delle informazioni per i visitatori. Anche per questa problematica si stanno valutando diverse ipotesi al fine di individuare una soluzione adeguata».














