lunedì, Marzo 23

Sindromi coronariche e terapie, studiosi a confronto a Chieti

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Le sindromi coronariche acute (SCA) rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità cardiovascolare a livello globale. Su questo tema di primaria importanza per la salute si confronteranno studiosi provenienti dai migliori centri del Paese nella giornata di venerdì 27 marzo presso l’Aula Magna del CAST dell’Università “D’Annunzio” a Chieti”. L’iniziativa è promossa dal Dipartimento di Medicina, diretto da Francesco Cipollone,  che ha affidato la Direzione scientifica del convegno a Francesca Santilli, Professore in Medicina Interna, presso il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento dell’Università.

 Nonostante i progressi nella rivascolarizzazione percutanea e l’adozione routinaria della duplice terapia antiaggregante piastrinica (DAPT), una quota non trascurabile di pazienti continua a presentare eventi ischemici ricorrenti, inclusa la trombosi di stent, soprattutto nei primi mesi dopo l’evento.

La suddetta terapia, basata sull’associazione di acido acetilsalicilico e un inibitore del recettore piastrinico P2Y12, costituisce lo standard terapeutico dopo l’intervento coronarico percutaneo. Tuttavia, è ben documentata una significativa variabilità nella risposta ai farmaci antiaggreganti, con una proporzione di pazienti che manifesta alta reattività piastrinica, condizione associata a prognosi sfavorevole. Parallelamente, strategie alternative di trattamento stanno emergendo per bilanciare rischio ischemico ed emorragico, ma rimane aperta la questione di come identificare in modo accurato i soggetti a maggior rischio trombotico residuo.

In questo contesto, il congresso “Terapia antiaggregante piastrinica nelle sindromi coronariche acute: dalla ricerca alla pratica clinica” si configura come un momento di confronto multidisciplinare tra cardiologi, internisti, e ricercatori. La prima sessione affronterà le attuali strategie di gestione delle sindromi coronariche acute, con particolare attenzione alla de-escalation e al monitoraggio della terapia antiaggregante. La seconda sessione approfondirà il ruolo dei biomarcatori di aterotrombosi, della variabilità interindividuale e della biologia del megacariocita nella modulazione della risposta alla terapia farmacologica.

“ L’integrazione tra ricerca traslazionale e pratica clinica – sottolinea Santilli –  rappresenta oggi una priorità nelle malattie cardiovascolari ad alto impatto sui sistemi sanitari. Comprendere i determinanti biologici della variabilità di risposta ai farmaci antiaggreganti non solo potrà migliorare l’outcome dei pazienti con SCA, ma contribuirà anche a una gestione più sostenibile e appropriata delle risorse sanitarie, in linea con gli obiettivi del PNRR e delle strategie europee per le malattie croniche non trasmissibili.

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