
E sarà proprio Vasto, prima città d’Abruzzo, a disarmare i gendarmi borbonici il 4 settembre 1860, tre giorni prima che Garibaldi entrasse a Napoli.
Vasto si sentiva già idealmente una città del Regno d’Italia! Al punto che sullo stemma della Guardia Nazionale si leggeva la scritta “Vittorio Emanuele I”, indicazione correttissima visto che nasceva un nuovo Stato e Vittorio Emanuele ne era il primo Re. (Purtroppo il 17 marzo del 1861, in occasione della proclamazione dell’Unità d’Italia, Vittorio Emanuele si definì “Secondo”, riferendosi alla casa Sabauda e non al nuovo Regno d’Italia).
Vasto fu in seguito protagonista anche del Plebiscito che si tenne il 21 ottobre del 1860. Si votò in un edificio di fronte al palazzo Ciccarone, una strada che per quell’evento si chiamerà “Corso Plebiscito”. Su 2804 “allistati”, votarono 1954 “SÌ” all’annessione al Piemonte e solo due furono i voti contrari.
Solo in tre Paesi del Vastese votarono a favore dei Borboni: Fraine, Dogliola e Roccaspinalveti. I filoborbonici vastesi, del tutto ininfluenti, si erano raccolti nel centro di S. Onofrio, dove i Frati minori riformati, guidati dal canonico Giacomo Tommasi minacciavano la scomunica a chi avesse votato SI all’annessione.
Nel volumetto del centenario “Vasto per l’Unità d’Italia” pubblicato nel 1961 destano curiosità le pagine con i nomi degli “attivisti” politici a favore dell’Unità, quelle con i nomi della Guardia Nazionale e dei Garibaldini vastesi. Ecco i nomi.
















