giovedì, Aprile 2

Un’altra minaccia di morte da un internato. Il Sindacato: “Non ne possiamo più”

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Un internato rinchiuso nella Casa lavoro di Vasto ha minacciato di morte un agente gettandogli addosso un mozzicone di sigaretta acceso. Non è la prima volta che accade. Fortunatamente all’agente non è successo nulla di grave, ma la situazione a detta dei rappresentanti sindacali è ormai insostenibile.

” Quell’uomo non andrebbe tenuto in carcere “, insiste il segretario nazionale del Cnpp-Spp ,Mauro Nardella . “La sua presenza nella Casa lavoro è incompatibile perché anche un giudice lo ha dichiarato incapace di intendere e di volere . L’internato andrebbe ospitato in una REMS ( Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) . Chi ha voluto con troppa fretta chiudere gli OPG non ha pensato bene di trovare sufficienti posti dove mettere i detenuti malati di mente. Quel detenuto  è lo stesso che ha già fracassato di botte un altro internato; che ti stressa dalla mattina alla sera, spesso anche di notte e magari compiaciuto di farlo; che si permette di dire e fare quello che gli pare finanche aggredire e, chissà, peggio ancora…un domani, uccidere chiunque gli capita a tiro proprio perché ritenuto da un giudice incapace di intendere e di volere. Perché  quest’uomo viene tenuto in carcere pur avendo un giudice stabilito che in carcere l’energumeno non ci dovrebbe stare?
Cosa aspettiamo ? E’ necessario che ci scappi davvero il morto? Qualora dovesse accadere qualcosa a qualcuno dei miei colleghi, se non a me stesso visto che la ci lavoro anche io, da chi devo andare per cercare per farmi risarcire il danno?”. 

Paola Calvano

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