
La loro speranza è quella di far rientro al più presto nelle abitazioni, ma non nascondono rabbia ed amarezza per una situazione che forse si sarebbe potuta evitare. Continua l’attesa per le famiglie evacuate il 2 aprile scorso dalle palazzine di via San Michele, in seguito ad alcuni fenomeni franosi che hanno spinto il sindaco Francesco Menna a firmare una ordinanza contingibile ed urgente per la tutela della pubblica incolumità. Il Comune ha affidato l’incarico ad una ditta specializzata che nei prossimi giorni installerà quindici sensori sui muri dei fabbricati per monitorare i movimenti del terreno, così come deciso nel corso di un sopralluogo effettuato mercoledì mattina. Nel frattempo le famiglie evacuate continuano ad essere ospiti di parenti ed amici.
“La nostra speranza è fare rientro quanto prima nelle abitazioni, ma siamo preoccupati per la stabilità degli edifici, inutile negarlo”, racconta una residente contattata dal Centro, “le opere di consolidamento effettuate a suo tempo, con il finanziamento stanziato dalla Regione, hanno riguardato tutto il costone orientale, ma in via San Michele sono state posizionate solo delle reti. La zona doveva essere in seguito costantemente monitorata. Parlando con i tecnici che in questi giorni hanno effettuato i sopralluoghi ho scoperto che la frana principale si è attivata nella zona antistante un cantiere abbandonato, dove due anni fa è stato demolito un fabbricato che non è stato più ricostruito”.
Tra le famiglie evacuate a scopo cautelativo c’è anche quella dell’ex assessore regionale Massimo Desiati.
“I sei milioni di euro finanziati dalla Regione Abruzzo e destinati al comune di Vasto nel 2004, sono serviti per le opere di consolidamento di tutto il costone orientale della città di Vasto”, precisa Desiati, “ e non per la parte relativa al solo quartiere San Michele, dove sono stati eseguiti lavori di consolidamento più leggeri”.
Si tratta in ogni caso di opere di “mitigazione” del rischio idrogeologico. Cioè gli interventi servono a ridurre il pericolo di frana, non certo ad eliminarlo.
“Con le opere di consolidamento il pericolo viene mitigato, non annullato. La vera prevenzione si fa conoscendo bene il sottosuolo”, commenta Davide Aquilano, presidente di Italia Nostra del Vastese, “oggi abbiamo a disposizione tante tecnologie geognostiche che ci possono aiutare, basterebbe investire pochi soldi per avere un quadro di quello che c’è nel sottosuolo e intervenire di conseguenza. In ogni caso la vera prevenzione è evitare di costruire fabbricati in zone ad elevata pericolosità, le cosiddette “zone rosse” per non esporre a rischio le persone, le case e il paesaggio, ma anche per evitare un inutile spreco di soldi pubblici”, conclude Aquilano.
Anna Bontempo (Il Centro)















