
Dalle corsie d’ospedale al successo come scrittrice: la vita di Agatha Christie. Il suo nome completo era Agatha Mary Clarissa Miller Christie.
Nata a Torquay (Inghilterra) nel 1890 in una famiglia dell’alta borghesia statunitense, l’autrice descrisse la sua infanzia come molto felice, nonostante avesse subìto una sorta di discriminazione. Infatti se sua sorella fu mandata nel Sussex per istruirsi, la madre insistette affinché Agatha ricevesse un’educazione domestica.
Fin da piccola fu accanita lettrice, imparò anche a suonare degli strumenti quali pianoforte e mandolino.
Durante la Prima Guerra Mondiale lavorò come infermiera in un ospedale; questa esperienza le
fornì una profonda conoscenza dei veleni, di fatti questi si possono ritenere le armi preferite dai suoi personaggi in più della metà dei romanzi.
Il mistero della sua scomparsa
Uno degli episodi più enigmatici della sua vita riguarda il periodo immediatamente successivo alla separazione dal marito, in seguito al tradimento di lui: nel dicembre 1926, Agatha scomparve per 11 giorni. La sua auto fu ritrovata abbandonata, partì dunque la ricerca. Fu trovata in un hotel a Harrogate, registrata sotto lo stesso cognome dell’amante del marito. L’autrice non spiegò mai chiaramente l’accaduto, attribuendolo a un’amnesia.
Mente brillante, lentezza cronica: il limite che divenne metodo
A pochi è noto che Agatha avesse grandi difficoltà a scrivere a mano in modo leggibile e veloce, per ovviare a queste limitazioni fisico- cognitive, adottò strategie diventate parte
del suo mito: dettatura, oppure utilizzava la macchina da scrivere con un metodo personalizzato del “cerca e becca” (hunt-and-peck), usando spesso un solo dito per mano, cosa che la aiutava a mantenere un ritmo costante; inoltre dato che scrivere le risultava difficile, sviluppava trame
estremamente complesse interamente nella sua testa prima di provare a metterle su carta.
In sintesi la Christie non vide mai quella che oggi noi chiameremmo disgrafia come un ostacolo insormontabile, ma come una caratteristica personale che la portò a perfezionare un metodo di lavoro unico.
Il processo creativo
L’autrice ha più volte dichiarato che il momento migliore per pianificare un libro sia quando si lavano i piatti. Riteneva infatti che le faccende domestiche, nella loro semplicità, permettessero alla mente di vagare e generare idee, che venivano annotate in decine di taccuini sparsi per la casa.
Il modo in cui tesseva le sue storie era alquanto meccanico: prima il come era avvenuto il delitto, poi il perché e il chi. Il tutto sfruttando le sue doti da economista di parole, riteneva infatti che nei gialli non si dovesse sprecare nemmeno una parola. Preferiva un linguaggio semplice e diretto per non distrarre il lettore dal mistero da risolvere. Nonostante la sua produttività, ha spesso dichiarato di trovare la scrittura un processo tormentato, sapeva di essere una professionista sottoposta a contratti e tempi editoriali, per cui si imponeva di continuare a scrivere anche se non era soddisfatta del proprio operato o non ne aveva voglia. Le trame del suo libro erano rigorosamente custodite dalla sua persona fino al termine del romanzo, poiché credeva che parlarne “esauriva” l’energia creativa necessaria a scriverlo. Infine terminata un’opera era fondamentale lasciar passare del tempo prima di rileggerla, per poterla valutare con occhio oggettivo.
Sebbene non abbia inventato il giallo (nato con Edgar Allan Poe e reso popolare da Conan Doyle), la Christie ha stabilito le “regole del gioco” dell’Età dell’Oro del poliziesco: il cast chiuso di sospettati, l’ambiente isolato (una villa, un treno, un’isola), l’uso magistrale dei falsi indizi (red herrings).
Alcuni suoi romanzi hanno rotto ogni schema allora esistente, introducendo colpi di scena che oggi sono leggendari (come il narratore inattendibile o il colpevole multiplo). Nonostante l’originalità, rispettava sempre il principio del “fair play”: il lettore ha sempre in mano tutti gli elementi per risolvere il caso prima del detective, anche se quasi nessuno ci riesce.
L’anima dell’autrice attraverso i suoi personaggi più famosi
I personaggi di Agatha Christie nascondono dettagli affascinanti, molti dei quali derivano direttamente dalle esperienze personali della scrittrice:
- Hercule Poirot: è l’unico personaggio immaginario ad aver mai ricevuto un necrologio sulla prima pagina del New York Times. Accadde il 6 agosto 1975, poco prima della pubblicazione di Sipario, il romanzo che ne narra l’ultima indagine. Per disegnare il suo personaggio Christie si ispirò a un profugo belga visto scendere da un autobus, era un uomo dall’aspetto bizzarro e dall’espressione interrogativa. Ben presto però creatura e creatore cominciarono a vivere i primi screzi e l’autrice dichiarò che aveva iniziato a trovare Poirot insopportabile ed egocentrico, continuò a scrivere di lui principalmente perché amato dal pubblico.
- Miss Marple: il suo personaggio è parzialmente basato sulla nonna di Agatha e sulle sue amiche dell’epoca. A differenza di Poirot, che usa la logica pura, Miss Marple risolve i casi attraverso l’analogia: associa ogni sospettato a qualche abitante del suo villaggio, St. Mary Mead, convinta che la natura umana sia ovunque la stessa.
Oggi, a 50 anni dalla sua morte, le sue storie non sono invecchiate. Nel 2025 i suoi libri hanno continuato ad essere tradotti in oltre 100 lingue e i nuovi adattamenti cinematografici e televisivi dimostrano come il suo meccanismo narrativo vada oltre il concetto stesso di tempo che scorre.
Vi lasciamo con una sua citazione:
“Solo perché un problema non è ancora stato risolto non è detto che sia impossibile da risolvere.”
-Agatha Christie-
Laura Del Casale














