
Un posto vuoto che parla più di mille parole. Una sedia che nessuno siede, ma che rappresenta una presenza che manca. Per sempre.
L’Osservatorio della Legalità della Regione Abruzzo, con adesione all’unanimità dei suoi componenti, aderisce all’iniziativa “Posto Occupato”, il gesto simbolico nato per ricordare le donne vittime di violenza e femminicidio e per richiamare le coscienze su una ferita ancora aperta nella nostra società.
“Posto Occupato” è un segno semplice e potente: durante eventi pubblici, incontri istituzionali, convegni e momenti di confronto, viene lasciata una sedia vuota con un cartello. Quella sedia rappresenta il posto che una donna non può più occupare nella vita di tutti i giorni — in famiglia, nel lavoro, nella comunità — perché la violenza le ha tolto tutto.
Non è un gesto formale né rituale.
È un richiamo alla responsabilità di tutti.
È il rifiuto dell’indifferenza.
Per l’Osservatorio della Legalità, il contrasto alla violenza sulle donne non è soltanto un tema sociale, ma una questione profonda di diritti, giustizia e legalità. Ogni forma di violenza è una rottura del patto civile, un atto di sopraffazione che colpisce la dignità della persona e indebolisce lo Stato di diritto.
Con questa adesione, l’Osservatorio si impegna a rendere il “Posto Occupato” una presenza costante nelle proprie iniziative pubbliche, riservando simbolicamente quella sedia vuota negli eventi promossi o patrocinati e dedicando un momento di riflessione per ricordare le vittime e il significato del gesto. L’obiettivo è trasformare la memoria in consapevolezza, e la consapevolezza in prevenzione, soprattutto nei percorsi rivolti ai giovani e nelle attività di educazione alla legalità e al rispetto.
Quella sedia vuota è un monito silenzioso: dietro ogni numero c’era una vita, un volto, un sogno.
La legalità vera inizia proprio da qui, dal riconoscere il valore inviolabile di ogni persona e dal non voltarsi dall’altra parte.
L’Osservatorio della Legalità continuerà a fare la propria parte, affinché nessun altro posto debba restare vuoto.
Francesco Prospero














