
Nel dialogo “Cristoforo Colombo e Pietro Gutiérrez” delle Operette morali, Leopardi ritrae l’esploratore durante una traversata verso terre lontane, al fianco del compagno di viaggio Gutiérrez, che esprime dubbi e timori sull’esito della spedizione. Gutiérrez rappresenta la voce della paura e della fragilità umana, mentre Colombo, pur di fronte alle difficoltà e all’incertezza, continua a guidare il viaggio con determinazione.
Ciò che emerge con forza nel dialogo non è tanto la scoperta geografica, quanto il valore dell’azione stessa. Leopardi sembra suggerire che l’uomo, di fronte alla vastità dell’universo e al rischio della noia, possa trovare significato nel muoversi, nel compiere azioni concrete. L’azione diventa un antidoto al senso di vuoto o di inattività, un modo per contrastare la paralisi dei timori e sperimentare la propria vitalità.
Colombo può, così, essere interpretato come simbolo di chi agisce pur sapendo di non controllare tutto, affrontando dubbi e incertezze senza fermarsi. La timida speranza che emerge alla fine del dialogo non è il cuore della riflessione, ma lascia intravedere che l’esperienza e l’azione possono rendere la vita più significativa.
In questa lettura, il dialogo invita a considerare che il valore della vita risiede nella capacità di agire e muoversi, anche quando il mondo appare vasto e indifferente. Questa prospettiva è una possibile interpretazione del testo, che mostra come Leopardi possa suggerire, attraverso il viaggio di Colombo, il significato della perseveranza e della vitalità dell’azione, senza necessariamente risolvere o eliminare le difficoltà e le incertezze della condizione umana.
Marialuigia D’Annunzio
foto Comune di Genova














