
Questa tragedia deve interrogare in primo luogo una politica sempre pronta alle scaramucce autoreferenziali per mettere in luce questo o quel partito mentre viene, di fatto, oscurato il disagio sociale in una città come Vasto in cui l’accesso ai servizi essenziali e in cui l’esercizio dei diritti costituzionali è sempre più difficile. Una città dove le possibilità di trovare una casa in affitto sono diventate quasi inesistenti e quando ci sono hanno costi inaccessibili (oltre che inaccettabili); in un cui l’edilizia popolare è totalmente assente e le graduatorie per l’assegnazione di case di edilizia residenziale pubblica sono lunghissime ed escludono centinaia di famiglie bisognose e persone povere. Così come sempre meno accessibili sono le cure, per le infinite liste d’attesa delle visite mediche e per la scelta politica di destinare risorse sempre più esigue alla sanità pubblica aprendo, così, spazi a prestazioni private dai costi esorbitanti.
Nel mentre il pubblico si ritira progressivamente dal suo ruolo di garanzia di diritti fondamentali come quello alla casa e alle cure, il privato prende il suo posto facendo pagare quegli stessi diritti riducendoli a merce. Un meccanismo che mette ai margini prima di tutto chi già non riesce a pagare le bollette e gli affitti, fino ad arrivare a morire da solo, ma che rischia di interessare chiunque non sia un privilegiato. Basta un licenziamento, uno sfratto, la necessità di cure costose per trovarsi in condizioni di forte difficoltà.
La vicenda di Gilberto Donatiello, quindi, deve mettere in risalto la questione più generale, sociale e politica di una città sempre più costosa ed escludente. Nessun giudizio morale o opinione personale può, quindi, ridimensionare la gravità di questa vicenda: significherebbe normalizzare una situazione di abbandono e di fragilità che domani potrebbe toccare chiunque non possa contare su una sicurezza economica data da grandi rendite e profitti.
Per questo, oggi si parla di Gilberto Donatiello ma occorre trasformare la sua vicenda in conflitto e lotta sociale, rivendicando spazi di agibilità politica per fare emergere e costruire un modello di città equo che non lasci nessuno da solo con le sue difficoltà.














