
“Una politica di calmierazione degli affitti, facendo leva sull’Imu”: è questa, secondo la Confesercenti, una delle misure che l’amministrazione comunale potrebbe mettere in campo per frenare la desertificazione del centro storico. Il vecchio borgo, una delle più belle cartoline della città, ha perso negli anni la sua attrattività ed oggi si presenta vuoto ed inanimato, ad eccezione del fine settimana. I negozi continuano ad abbassare le saracinesche, sulle vetrine compaiono cartelli con la scritta “Vendesi”, diminuiscono i residenti, ma aumentano i Bed & Breakfast. Cosa fare per invertire la rotta? Su questo punto la Confesercenti ha le idee abbastanza chiare.
“Premesso che lo spopolamento del centro storico non interessa solo Vasto, ma è un problema nazionale, è di tutta evidenza che il problema esiste e che l’amministrazione comunale deve farsene carico”, attacca Patrizio Lapenna, direttore dell’associazione di categoria, “bisogna ragionare su una politica di sostegno alle piccole e medie imprese locali. Tanto per cominciare si possono mettere in campo interventi finalizzati alla calmierazione degli affitti, facendo leva sull’Imu. Ci sono locali nel centro storico sfitti perché il canone è troppo alto: 2.000 euro al mese per un locale di 100 metri quadri”.
La Confcommercio ha rilanciato la proposta dei “distretti urbani del commercio” per frenare la desertificazione del centro storico attraverso l’intervento della politica regionale. Che ne pensa la Confesercenti?
“Sono d’accordo, ma la Regione Abruzzo deve metterci le risorse necessarie”, risponde Lapenna, “alcune Regioni si sono già mosse con politiche di sostegno alle piccole e medie imprese, come ad esempio la Lombardia. Ci sono provvedimenti però che possono essere presi anche dai comuni. Detto questo devo rimarcare che il centro storico di Vasto è la migliore realtà abruzzese dal punto di vista commerciale. Il trend negativo è meno forte rispetto ad altre realtà. Ci sono comuni che sono messi peggio: è il caso di Chieti, Pescara e Lanciano. Anche a San Salvo ci sono tanti problemi”, conclude Lapenna.
Intanto il 2025 si è chiuso con un bilancio decisamente negativo per l’antico borgo. Durante l’anno scorso hanno chiuso i battenti due attività storiche: Melle in galleria, l’esclusivo negozio di abbigliamento uomo presente nella Galleria De Parma e Tessuti e biancheria Canci di via Naumachia, gestito dalla omonima famiglia da tre generazioni. Di recente hanno abbassato le saracinesche Lu Furnarille di corso Plebiscito – che per un secolo ha sfornato dolci tradizionali e prodotti tipici – e un negozio di abbigliamento nel centralissimo corso De Parma. Si vedono sempre più spesso vetrine vuote e cartelli con la scritta “Vendesi” .
Anna Bontempo (Il Centro)














