
Ricorre oggi l’anniversario d’un evento importante che non sarebbe dovuto sfuggire all”attenzione dell’Amministrazione comunale: l’ottantesimo anniversario delle prime elezioni democratiche del dopoguerra, le prime a cui vennero ammesse con elettorato attivo e passivo, le donne.
Mi piace segnalarlo ai nostri concittadini con un estratto dal mio libro di prossima pubblicazione.
<<Il 1946 è l’anno della riapertura dei cantieri, del ritorno alla progettualità sulle grandi infrastrutture, della comparsa di una nuovo tipo di sensibilità sociale che diventa tema di scontro e confronto tra le forze politiche, ma è soprattutto quello delle prime elezioni democratiche dopo la caduta del fascismo che vede secondo una scaletta lo svolgimento di quelle riguardanti la ricostituzione dei consigli comunali ed a seguire quelle per la scelta tra Monarchia e Repubblica e l’insediamento dell’Assemblea Costituente. A Vasto questi sintomi verso il ripristino della normalità si avvertono con la ricostruzione del sottopasso ferroviario, del faro di Punta Penna, con la riapertura al traffico regolare e commerciale della Statale n.16 e dell’Istonia e con una serie d’iniziative di carattere solidaristico e di mutuo soccorso, tra le quali: la riapertura dell’Asilo delle Figlie della Croce, la Casa del fanciullo, la mensa “popolare per i disoccupati”, voluta da don Felice Piccirilli, e la concorrente “minestra del popolo”, gestita dal partito comunista. Le elezioni municipali, le prime a svolgersi dopo la fine della guerrra, confermano il momento positivo che sta attraversando la società generale e registrano una grande ed entusiastica partecipazione sia perché vengono viste come un punto di ripartenza della vita democratica sia perché segnano la svolta epocale dell’attribuzione alle donne del diritto di elettorato attivo e passivo, in altre parole di votare e di essere votate. Si svolgono domenica 7 aprile e vedono la partecipazione di 48 candidati distribuiti su due liste concorrenti, la prima col simbolo scudocrociato della “Democrazia Cristiana”, l’altra simboleggiata da una spiga di grano e denominata di “Concentrazione Repubblicana” che aggrega tutti i partiti della sinistra. Le donne candidate sono appena quattro, segno che la novità non ha fatto ancora breccia nell’elettorato femminile: Lina Benedetti, Lucia Orlando, Camilla Dominici, e Anna Maria Silvetti. All’apertura delle urne risulta vincitrice, com’era nelle previsioni, la D.C. con 5.675 voti, pari al 63% degli elettori, mentre la lista avversaria riporta 3319 voti, pari al 36%, pagando lo scotto d’una campagna elettorale condotta con toni troppo accesi con continui riferimenti alla Russia Sovietica ed a Giuseppe Stalin che spaventano l’elettorato moderato e cattolico. Del consiglio comunale, il primo dopo circa 25 anni, fanno parte, secondo l’ordine delle preferenze riportate nell’atto di proclamazione degli eletti: Giuseppe Del Greco, Paolo Cinquina, Luigi Muzii, Gaetano Cinquina, Dino Lazzaro, Nicola Altieri, Alfredo Guzzetti, Pasquale Quagliarella, Cesario D’Adamo, Michele D’Adamo, Luigi Laccetti, Andrea Roselli, Michele Silla, Florindo Ritucci Chinni, Nicola La Palombara, Nicola Monteferrante, Cesario Valentini, Gabriele Di Chiacchio, Nicola Perrozzi, Nicola Fiore, Francesco D’Ugo, Ernesto Suriani, Lina Benedetti, Lucia Orlando, Francesco Paolo Martone, Eliseo Sciarretta, Luigi Martella, Guido Battista, Andrea Savino, Emanuele Cilli. Le donne elette sono soltanto due. Il consiglio comunale si riunisce il 10 aprile successivo e come per riannodare i fili spezzati nel 1923 elegge alla carica di sindaco Florindo Ritucci-Chinni, l’esponente del partito popolare che aveva ricoperto la stessa carica sino all’avvento del fascismo. La tendenza conservatrice della Città, attestata da un risultato elettorale che mortifica quello del raggruppamento cosiddetto progressista, torna a manifestarsi, seppur con variabili diverse, nelle successive consultazioni del 2 giugno. Le elezioni per la formazione dell’Assemblea costituente registrano infatti un nuovo successo della D.C., che si attesta all’incirca sulle stesse percentuali delle municipali con 5.847 voti, pari al 62,02% dei 10.340 votanti mentre quelle del Referendum, celebrate nello stesso giorno, danno un risultato ancora più marcatamente conservatore con 5.604 voti assegnati alla Monarchia, pari al 56,83% dei votanti, e 4.257 voti assegnati invece alla Repubblica, pari al 43,17% dei votanti>>.
Giuseppe Tagliente

Ritucci Chinni















