
Vasto è stato il primo comune in Abruzzo ad avviare una mappatura ufficiale del litorale per verificare la scarsità della risorsa naturale, cioè la spiaggia. Anticipando, in questo modo, il progetto di legge firmato dal presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri (Forza Italia) e da Emiliano Di Matteo, Carla Mannetti e Gianpaolo Luigi.
L’obiettivo della proposta è quello di tutelare le aziende balneari abruzzesi, ammesso e non concesso che dallo studio emerga la “non scarsità della risorsa”, unica condizione per evitare le aste pubbliche previste dalla Bolkestein.
Prima della Regione, è stato il comune di Vasto a cimentarsi con la mappatura del litorale, ma le conclusioni a cui sono giunti gli uffici comunali sono state accolte come una “doccia fredda” dai 15 titolari di stabilimenti balneari che, con una istanza del 25 febbraio e una successiva diffida ad adempiere del 9 aprile, hanno chiesto di verificare la scarsità della risorsa naturale.
Si tratta di un atto ritenuto particolarmente significativo dai balneatori che si sono appellati alla direttiva comunitaria n.123 del 2006 in vista delle aste che dovranno essere indette. La ricognizione degli uffici comunali ha accertato che il 43% della spiaggia risulta già occupato da concessioni esistenti e previste; un altro 40% è destinato alla libera fruizione ed esistono ampie porzioni di litorale interessate da vincoli ambientali. L’accertamento ha certificato che “la risorsa demaniale marittima disponibile nel territorio del comune di Vasto presenta caratteri di scarsità”. Significa, al di là del linguaggio tecnico-burocratico, che le aste ad evidenza pubblica previste dalla Bolkestein non si possono evitare. Gli operatori potrebbero presentare ricorso al Tar.
Nei lidi vastesi c’è molta fibrillazione: in gioco ci sono concessioni demaniali storiche che dovrebbero andare all’asta con procedure ad evidenza pubblica nel rispetto della concorrenza e del libero mercato, come sollecitato più volte dall’Autorità garante (Agcm) e dagli stessi giudici del tribunale amministrativo di Pescara.
La partita si gioca proprio sulla scarsità della risorsa certificata dagli uffici comunali e messa nero su bianco in una determina firmata dal dirigente Alfonso Mercogliano. La ricognizione degli uffici comunali ha riguardato il tratto di litorale a prevalente destinazione turistico-balneare, individuando concessioni esistenti, aree assentite, aree destinate a spiaggia libera e ulteriori previsioni di pianificazione.
La mappatura ha evidenziato che il 43% del litorale risulta già occupato da concessioni, che il 40% risulta destinato alla libera fruizione e che sono presenti fenomeni erosivi, oltre all’arretramento della linea di costa e alla progressiva riduzione delle superfici disponibili.
Anna Bontempo (Il Centro)















