
La politica delle mille polemiche ma dell’assenza di proposte è la cifra stilistica di Silvio Paolucci che non si accorge che l’investimento più importante di Stellantis è avvenuto in Abruzzo.
Senza il lavoro fatto dalla Regione Abruzzo per l’industria dell’automotive avremmo sì reso felice la politica delle mille polemiche e dello zero proposte, ma purtroppo non è così non è stato.
Gli obiettivi condivisi con il governo Meloni pian piano stanno andando a buon fine per un settore, come quello automobilistico, importante per l’Italia e per l’Abruzzo con i suoi riflessi positivi. Tutto questo è segno di concretezza: l’investimento più importante di Antonio Filosa, nuovo CEO di Stallantis, per l’Europa è destinato alla nostra regione.
L’investimento di un miliardo di euro non è un caso.
E’ il frutto di una politica industriale fondata su concretezza, realismo, difesa delle produzioni europee e italiane e protezione dei nostri lavoratori e delle nostre lavoratrici.
Invitiamo i consiglieri rattristati dagli annunci di Stellantis a essere più realisti smettendo i panni degli oppositori a prescindere.
E’ il caso che questi consiglieri inizino a considerare come nel periodo più buio per l’automotive europeo abbiano tenuto le produzioni in Abruzzo ma soprattutto tutelato l’occupazione, siamo stati impegnati a lavorare per superare le assurde regole del Green Deal europeo, guarda caso votato dal partito di Silvio Paolucci e dalla coalizione di Vincenzo Menna, che da amministratore della città che ospita l’automotive avrebbe quantomeno dovuto prenderne le distanze e appoggiare la battaglia finalizzata a non ideologizzare l’elettrico.
Tutte le politiche portate avanti dai vari Paolucci & Co hanno danneggiato le nostre industrie e i nostri posti di lavoro, favorendo invece le produzioni e i posti di lavoro dei cinesi.
Personalmente mi aspetterei piuttosto un bagno di umiltà da costoro e una pubblica richiesta di scusa ai lavoratori che hanno vissuto incertezza e timori di perdere il posto di lavoro.
Ma abbiamo compreso che il senso della vergogna non appartiene a certa politica che prima fa disastri – vedasi la sanità – e poi alza la voce.
Appare evidente che non si può mettere nelle mani di chi non lavora per costruire, ma solo per polemizzare, per dimostrare la propria esistenza in vita, non solo le sorti dell’Abruzzo ma anche quelle delle nostre comunità locali.
La politica industriale abruzzese c’è stata e ci sarà, testimoniata da atti e documenti, attività e posizioni non solo regionali ma anche nazionali ed europee.
Profilo quest’ultimo che sfugge ai nostri colleghi del Consiglio regionale, che continuano ancora a guardarsi l’ombelico e leccarsi le ferite per i colpi che la realtà politica infligge loro.
Noi continueremo a perseguire i principi di neutralità tecnologica, del Made in Europe, di accessibilità dei consumi, di sostegno all’industria automotive e alla occupazione,sostenendo le opportunità di investimento in Abruzzo non solo per un’industria automotive per sostenere l’intera economia abruzzese.
Nella provincia di Chieti in una sola settimana abbiamo registrato due grossi investimenti.
Sarà che ci sia forse troppa politica industriale?
Senza il lavoro fatto dalla Regione Abruzzo per l’industria dell’automotive avremmo sì reso felice la politica delle mille polemiche e dello zero proposte, ma purtroppo non è così non è stato.
Gli obiettivi condivisi con il governo Meloni pian piano stanno andando a buon fine per un settore, come quello automobilistico, importante per l’Italia e per l’Abruzzo con i suoi riflessi positivi. Tutto questo è segno di concretezza: l’investimento più importante di Antonio Filosa, nuovo CEO di Stallantis, per l’Europa è destinato alla nostra regione.
L’investimento di un miliardo di euro non è un caso.
E’ il frutto di una politica industriale fondata su concretezza, realismo, difesa delle produzioni europee e italiane e protezione dei nostri lavoratori e delle nostre lavoratrici.
Invitiamo i consiglieri rattristati dagli annunci di Stellantis a essere più realisti smettendo i panni degli oppositori a prescindere.
E’ il caso che questi consiglieri inizino a considerare come nel periodo più buio per l’automotive europeo abbiano tenuto le produzioni in Abruzzo ma soprattutto tutelato l’occupazione, siamo stati impegnati a lavorare per superare le assurde regole del Green Deal europeo, guarda caso votato dal partito di Silvio Paolucci e dalla coalizione di Vincenzo Menna, che da amministratore della città che ospita l’automotive avrebbe quantomeno dovuto prenderne le distanze e appoggiare la battaglia finalizzata a non ideologizzare l’elettrico.
Tutte le politiche portate avanti dai vari Paolucci & Co hanno danneggiato le nostre industrie e i nostri posti di lavoro, favorendo invece le produzioni e i posti di lavoro dei cinesi.
Personalmente mi aspetterei piuttosto un bagno di umiltà da costoro e una pubblica richiesta di scusa ai lavoratori che hanno vissuto incertezza e timori di perdere il posto di lavoro.
Ma abbiamo compreso che il senso della vergogna non appartiene a certa politica che prima fa disastri – vedasi la sanità – e poi alza la voce.
Appare evidente che non si può mettere nelle mani di chi non lavora per costruire, ma solo per polemizzare, per dimostrare la propria esistenza in vita, non solo le sorti dell’Abruzzo ma anche quelle delle nostre comunità locali.
La politica industriale abruzzese c’è stata e ci sarà, testimoniata da atti e documenti, attività e posizioni non solo regionali ma anche nazionali ed europee.
Profilo quest’ultimo che sfugge ai nostri colleghi del Consiglio regionale, che continuano ancora a guardarsi l’ombelico e leccarsi le ferite per i colpi che la realtà politica infligge loro.
Noi continueremo a perseguire i principi di neutralità tecnologica, del Made in Europe, di accessibilità dei consumi, di sostegno all’industria automotive e alla occupazione,sostenendo le opportunità di investimento in Abruzzo non solo per un’industria automotive per sostenere l’intera economia abruzzese.
Nella provincia di Chieti in una sola settimana abbiamo registrato due grossi investimenti.
Sarà che ci sia forse troppa politica industriale?
Tiziana Magnacca















