venerdì, Luglio 3

Trigno, a 90 giorni dal ponte crollato è tutto fermo. Racanati è ancora un disperso. La famiglia non si arrende

Condividi

La Statale 16 è interrotta a Montenero a poca distanza dal confine con San Salvo e l’area resta sotto sequestro. La Procura di Larino indaga per omicidio colposo ma le macerie non sono state ancora rimosse. Sotto quel cumulo di detriti potrebbe esserci l’auto di Domenico Racanati, 53 anni di Bisceglie ingoiato dal crollo del ponte mentre dal suo paese raggiungeva Ortona.

Sono trascorsi tre mesi dal crollo del ponte sul fiume Trigno. Da quel giorno nulla è cambiato.

La famiglia Racanati non si arrende e continua a sollecitare il recupero e la riconsegna del loro caro. Ma sono esasperati anche i sindaci che in questi giorni fanno i conti con il danno subito dalle attività turistiche e commerciali e i lavoratori pendolari costretti dopo tre mesi a lunghi percorsi alternativi.

Il Governo ha previsto uno stanziamento di 20 milioni di euro, ma l’opera pare non sarà ultimata prima di due anni a partire da inizio lavori . Nessuno però sa quando cominceranno questi lavori. Per il 15 luglio è stato convocato un tavolo tecnico nel corso del quale sarà fatto il punto sulla situazione e forse finalmente si saprà se qualcosa si muove.

Il sindaco di Vasto e presidente della Provincia, Francesco Menna nei giorni scorsi ha scritto al ministero delle Infrastrutture , alla Regione e all’Anas sollecitando un intervento.

” Con grande amarezza”, ha fatto sapere  Menna “non ho ricevuto nessuna risposta. Eppure le promesse subito dopo il crollo sono state tante . Il problema non è da poco ed è necessario intervenire. Serve un cronoprogramma. E’ necessario sapere quando saranno rimosse le macerie, demolito quel che resta del ponte crollato e ricostruito il nuovo ponte.”

E intanto ieri per la famiglia Racanati è stato un altro giorno di grande dolore raccontato dalla figlia Angelica.

“ Il tempo passa, il dolore no. Oggi sono tre mesi . Tre mesi senza mio padre. Tre mesi di attesa, di dolore e di domande che ancora oggi non hanno una risposta. In questi novanta giorni non ci siamo arresi. Abbiamo alzato la voce quando sarebbe stato più facile restare in silenzio . Abbiamo raccolto centinaia di firme, incontrato le istituzioni e chiesto, con forza ma sempre con rispetto, che questa vicenda non venisse dimenticata. Oggi vi chiediamo di continuare ad esserci. perchè il tempo che passa non rende questo dolore più leggero. Lo rende solo più lungo . Mio padre non è un numero , non è una pratica da archiviare.. È un uomo, un marito, un padre. E merita di tornare dalla sua famiglia. Continuate a condividere la nostra storia. Continuate a parlarne. Continuate a far sentire la vostra voce. Finché mio padre non tornerà a casa, noi non smetteremo di lottare.” 

Paola Calvano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.