mercoledì, Luglio 8

Automotive, la CNA: serve una road map per un settore vitale per micro e piccole imprese

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Un Patto nazionale per le competenze automotive; il rafforzamento degli Istituti Tecnici Superiori; la messa a punto di percorsi di riqualificazione durante le fasi di riduzione produttiva; la definizione di patti territoriali della transizione; la creazione di reti d’impresa; la sottoscrizione di contratti di filiera; l’accesso a forme di credito più accessibili. Ma anche la creazione di un Fondo specifico destinato all’automotive con una linea specifica per le micro, piccole e medie imprese. Sono otto i punti inseriti nell’agenda che la CNA Nazionale ha messo a punto per un settore strategico dell’economia nazionale e abruzzese, all’indomani di un forum tenuto a Roma cui ha preso parte anche il direttore regionale della confederazione artigiana, Silvio Calice.

«Vale qui la pena ricordare, per capire di cosa stiamo parlando – dice appunto Calice – come la produzione in Val di Sangro sia di circa 180mila mezzi l’anno, cifra che da sola rappresenta quasi il 40% dell’intera produzione europea di furgoni. E che, stando agli annunci dell’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Fillosa, qui si prevede un investimento di un miliardo di euro e l’uso sperimentale dell’intelligenza artificiale».

Nel corso dell’appuntamento nazionale, cui hanno preso parte in un confronto aperto anche esperti e rappresentanti delle organizzazioni sindacali, è stata tracciata una road map per quello che resta – come spiega la nota conclusiva “un pilastro dell’economia italiana. Nel 2024 il settore ha generato 380 miliardi di euro di fatturato e oltre un milione di addetti, con una componente produttiva che vale 113 miliardi e 273mila occupati. La sola filiera “core”, secondo i dati Istat, conta oltre 112mila imprese e più di 546mila addetti, investendo numerosi territori tra cui appunto l’Abruzzo.”

«Il documento finale – riassume Calice – richiama anche le difficoltà della produzione nazionale, aggravate dal ridimensionamento dei volumi Stellantis e dal sottoutilizzo degli impianti. Una crisi che colpisce in modo diverso i territori, ma che pone ovunque lo stesso tema: evitare che la transizione si traduca in deindustrializzazione. Senza investimenti, competenze e strumenti su misura per le piccole imprese, l’Italia rischia di perdere insieme produzione, lavoro e tecnologia, e in Abruzzo questo rischio si fa ancora maggiore. Con una strategia adeguata, invece, la transizione può diventare occasione per rilanciare la manifattura italiana e rafforzare il ruolo delle PMI nelle filiere strategiche del futuro: la filiera automotive italiana è davanti alla trasformazione industriale più profonda degli ultimi cinquant’anni. Non si tratta soltanto del passaggio dal motore termico all’elettrico, ma di un cambiamento che investe competenze, produzione, catene di fornitura, occupazione e autonomia tecnologica del Paese».

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