
“Abbiamo volutamente atteso qualche giorno prima di intervenire pubblicamente. Lo abbiamo fatto perché riteniamo che tragedie come questa meritino rispetto, ma anche lucidità. Scrivere sull’onda dell’emozione è comprensibile, ma troppo spesso porta a rincorrere il momento senza affrontare realmente le cause profonde del problema. Noi crediamo, invece, che la sicurezza sul lavoro debba essere affrontata con mente fredda, con serietà e con un approccio sistematico, individuando responsabilità, strumenti e soluzioni concrete. Solo così il dolore può trasformarsi in un impegno capace di evitare che simili tragedie si ripetano.
Quello che, come Socialisti, avevamo sperato non accadesse mai più, purtroppo si è ripetuto. Un altro lavoratore ha perso la vita. Ancora una famiglia spezzata. Ancora un padre, un marito, un fratello strappato ai propri affetti da una tragedia che non può e non deve essere considerata inevitabile. Di fronte a tragedie come questa è necessario fermarsi, riflettere e affrontare il problema con serietà, evitando slogan, polemiche e scorciatoie. Come Socialisti prendiamo le distanze da chi ritiene che la soluzione sia semplicemente spostare questo tipo di lavorazioni in altri territori.
Era una posizione che avevamo contestato già nel settembre del 2023 e che continuiamo a ritenere sbagliata anche oggi. La vera sfida non è trasferire il problema, ma risolverlo. Non è accettabile che, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, della robotica e delle nuove tecnologie, non si riesca ancora a garantire condizioni di sicurezza tali da evitare il ripetersi di tragedie come questa. Servono investimenti concreti, ricerca, innovazione tecnologica e una formazione sempre più qualificata per chi opera in lavorazioni ad altissimo rischio. La sicurezza non può essere considerata un costo, ma deve rappresentare il primo investimento di ogni impresa. È evidente che la responsabilità della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori ricade innanzitutto sul datore di lavoro, come previsto dalla normativa vigente.
Tuttavia, è altrettanto evidente che chi possiede un reale potere contrattuale nei confronti dell’azienda deve esercitarlo fino in fondo. Per questo riteniamo che, negli ultimi anni, anche il ruolo del sindacato sia apparso troppo debole. Non si tratta di mettere in discussione il valore storico delle organizzazioni sindacali, ma di riconoscere che oggi esse devono tornare ad esercitare con maggiore forza il proprio ruolo di rappresentanza e di contrattazione. I sindacati non sono chiamati soltanto a difendere salari e livelli occupazionali. Devono essere i primi a pretendere investimenti sulla sicurezza, sull’innovazione tecnologica, sulla formazione continua e sull’organizzazione del lavoro.
La tutela della vita deve essere la prima clausola di ogni confronto con l’azienda. Avremmo voluto vedere una presenza ancora più forte ai tavoli di confronto, una maggiore capacità di rivendicare investimenti e tecnologie in grado di ridurre sempre di più il rischio per chi ogni giorno entra in fabbrica. In passato il sindacato ha saputo coinvolgere istituzioni regionali e nazionali per ottenere risorse a sostegno delle imprese; oggi quella stessa determinazione dovrebbe essere impiegata per fare della sicurezza la priorità assoluta. Naturalmente questo non esonera il datore di lavoro dalle proprie responsabilità, che restano piene e non delegabili. Ma una rappresentanza sindacale forte e autorevole costituisce un presidio indispensabile per prevenire tragedie come quella che oggi tutti piangiamo. Tutto il resto rischia di trasformarsi in demagogia.
È giusto che si organizzino momenti di confronto sul valore della sicurezza sul lavoro e sul rispetto della vita umana. Meno utile appare, invece, la proliferazione di comitati che finiscono per sovrapporsi ai soggetti che hanno realmente il compito di rappresentare i lavoratori. Per questo i Socialisti Abruzzesi non ritengono utile la proposta di costituire un ulteriore “Comitato per una fabbrica di diritti e non di morte, per la pace, l’ambiente e la giustizia sociale”. Più che nuovi organismi, servono organizzazioni sindacali più forti, più autorevoli e realmente capaci di incidere nelle sedi in cui si assumono le decisioni. Come Socialisti crediamo che il ruolo del sindacato debba essere rafforzato e sostenuto, affinché possa tornare ad essere il principale protagonista nella contrattazione delle condizioni di lavoro e nella difesa della sicurezza dei lavoratori.
Continueremo ad essere presenti nel dibattito pubblico offrendo un contributo serio e costruttivo, sempre nel rispetto del ruolo dei corpi intermedi della società, senza inseguire facili consensi o iniziative di pura propaganda. Solo così potremo rendere davvero onore a chi ha perso la vita sul lavoro e trasformare il dolore in un impegno concreto affinché tragedie come questa non si ripetano mai più”.
PSI e Avanti Chieti















