
Sabato 4 luglio 2026, intorno alle 8.30, percorrevo la stradina che costeggia le mura della chiesa Maria Santissima del Carmine, a Vasto, quando ho notato un cartello relativo agli interventi di sicurezza sismica finanziati nell’ambito del PNRR. Leggo: Città del Vasto. Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Interventi di sicurezza sismica della chiesa Maria SS. del Carmine, Vasto (CH). Ente appaltante: Comune di Vasto, Provincia di Chieti. Importo progetto: euro
620.000. Seicentoventimila euro.
Da cittadino e in qualità di presidente dell’Associazione Nazionale per la Tutela dei Diritti dei Minori e della Famiglia “Papi Gump”, mi sono posto una domanda semplice: che cosa è stato concretamente realizzato con una somma così importante?
Il 4 luglio, per quanto era possibile vedere dall’esterno, i lavori non sembravano ancora iniziati: erano in fase di montaggio i ponteggi. Intorno al 18 agosto ho poi visto iniziare lo smontaggio. Non sono un tecnico e non intendo utilizzare la presenza dei ponteggi per stabilire la durata dell’intervento, perché sarebbe una conclusione che non mi compete. Proprio per questo chiedo a chi ha le competenze di spiegare ai cittadini quali opere siano state previste, quali siano state effettivamente realizzate, quando siano iniziati e terminati i lavori e quale sia stato l’importo realmente sostenuto e liquidato.
La richiesta è rivolta al Comune di Vasto, al sindaco, agli assessori competenti e agli uffici interessati: perché non rendere facilmente consultabili il progetto, il contratto, il quadro economico, gli stati di avanzamento, la documentazione tecnica e gli importi effettivamente liquidati? Non sto affermando che vi siano irregolarità, né sto accusando qualcuno di aver commesso illeciti. Sto chiedendo che siano gli atti pubblici a consentire ai cittadini di verificare come sono stati utilizzati 620.000 euro di denaro pubblico.
Ma c’è una domanda ancora più generale che, secondo me, dobbiamo avere il coraggio di porci: siamo sicuri che debbano essere i cittadini, attraverso il denaro pubblico, a pagare i lavori che vengono effettuati nelle chiese e negli altri luoghi di culto? E, se la risposta è sì, per quale ragione? In base a quali norme? Con quali criteri? E fino a che punto deve arrivare l’intervento della collettività nel sostenere economicamente edifici destinati al culto?
Non sto sostenendo che sia illegittimo utilizzare risorse pubbliche per questo tipo di interventi. Chiedo semplicemente di capire perché ciò sia possibile, quali siano i presupposti e quale sia l’interesse pubblico che giustifica l’impiego di queste risorse. Se esistono norme che lo prevedono, che vengano spiegate ai cittadini con chiarezza. Se esistono particolari condizioni legate al valore storico, artistico, culturale o alla sicurezza degli edifici, anche questo dovrebbe essere illustrato senza ambiguità. E proprio qui, eventualmente, potranno essere richiamati anche i Patti Lateranensi, la normativa sui rapporti tra Stato e Chiesa e la natura giuridica degli edifici di culto. Ma che questi argomenti vengano utilizzati per spiegare la questione, non per chiuderla. Non voglio sentirmi dire semplicemente “lo prevede la legge” e considerare così conclusa la discussione. Se una legge consente l’utilizzo di denaro pubblico per determinati interventi sugli edifici di culto, il cittadino ha comunque il diritto di conoscere quella legge, comprenderne le ragioni e sapere come viene applicata nel caso concreto. E non è una questione contro la Chiesa, contro la parrocchia o contro il luogo di culto. Né è una questione personale contro il sindaco, gli assessori o altri amministratori. È una questione di trasparenza e, prima ancora, di opportunità nell’utilizzo delle risorse pubbliche.
E qui arriviamo alla parte che considero ancora più importante. 620.000 euro sono una cifra enorme per qualsiasi cittadino, soprattutto per chi oggi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Ci sono famiglie che fanno fatica a pagare l’affitto, le bollette, la spesa, le medicine e le necessità dei propri figli. Ma davanti a una cifra di questa entità è inevitabile porsi anche una domanda di carattere umano e sociale: la Chiesa ha mai preso coscienza di quante famiglie in difficoltà si sarebbero potute aiutare, sostenere o sfamare con 620.000 euro? Quanti pasti? Quanti aiuti concreti? Quante famiglie avrebbero potuto ricevere un sostegno? Non è un’accusa è una domanda. E la domanda diventa ancora più difficile da ignorare se guardiamo a ciò che è accaduto nelle zone colpite dal terremoto del Centro Italia. A quasi dieci anni dal sisma del 2016, ad Amatrice e in altri territori colpiti, la ricostruzione ha conosciuto ritardi, difficoltà e situazioni nelle quali lavori e opere attendono ancora di partire o di essere completati. Forse noi cittadini non conosciamo la progettazione antisismica, i capitolati, le procedure di gara, gli stati di avanzamento o la direzione dei lavori. Ma ignoranti in materia non significa imbecilli. Per questo la domanda è semplice: che cosa è stato concretamente realizzato alla chiesa Maria Santissima del Carmine di Vasto e come sono stati utilizzati i 620.000 euro previsti dal progetto? A queste domande non chiedo polemiche, accuse o giustificazioni politiche. Chiedo risposte. Chiare. Documentate. Comprensibili. Perché quando si parla di denaro pubblico, i cittadini hanno il diritto di sapere non soltanto quanto viene speso e perché, ma anche se spettava davvero alla collettività sostenere quella spesa.
E i cittadini di Vasto, su questa vicenda, meritano di sapere.
Antonio Borromeo
Presidente
Associazione Nazionale “Papi Gump”
















