
Quando a settembre il giorno comincia lentamente ad accorciarsi e le campagne dell’Abruzzo tornano a respirare l’aria dell’autunno, a Civitaretenga, piccolo borgo di Navelli, c’è una notte in cui la terra diventa protagonista di un rito antico.
È la notte che precede la festa della Madonna dell’Arco.
Quando il paese si prepara a dormire, i giovani si ritrovano nelle campagne, nei pressi della chiesa di Santa Maria delle Grazie. È mezzanotte quando inizia il Tiro dello Squadro.
Un lungo solco viene tracciato nel terreno e, attraverso il passaggio dell’aratro, compare una scritta: W Maria SS, accompagnata dall’anno della festa. Un segno lasciato nel buio, visibile il mattino seguente dall’alto del paese.
Ma perché farlo proprio di notte? E soprattutto, perché affidare alla terra il passaggio dei giovani verso l’età adulta?
La risposta affonda le sue radici in un tempo in cui compiere diciannove anni significava prepararsi alla partenza per il servizio militare. Il Tiro dello Squadro era allora considerato un rito di buon auspicio per i ragazzi che stavano per lasciare il paese. Il gesto di aprire un solco nella terra rappresentava simbolicamente la loro forza e la capacità di assumersi, ormai da adulti, le responsabilità della vita e della famiglia.
Ma nello Squadro c’è qualcosa di ancora più antico e difficile da spiegare: il confine tra il sacro e il profano.
La festa alla quale il rito è legato è quella della Madonna dell’Arco, e proprio qui la storia di Civitaretenga si fa leggenda.
Si racconta che nel 1599 un pellegrino napoletano, ospitato in una stalla del paese, abbia dipinto sulla parete l’immagine della Madonna con il Bambino. Per realizzarla avrebbe utilizzato anche lo zafferano, il prezioso “oro rosso” coltivato da secoli nell’altopiano di Navelli.
Davanti a quell’immagine, secondo la tradizione, venne accesa una lampada a olio. Ma quella lampada avrebbe iniziato ad ardere senza consumarsi, dando origine a una serie di eventi ritenuti prodigiosi. La stalla divenne così un luogo di culto e, nel 1698, venne trasformata nella chiesa della Madonna dell’Arco.
È forse proprio qui che lo Squadro rivela il suo lato più misterioso.
Da una parte c’è la terra, l’aratro, la forza dei giovani, una rivalità tra paesi e un rito che in passato aveva anche un carattere goliardico: alla fine del solco, un tempo, veniva collocato un palo rivolto verso Caporciano e adornato con una testa di maiale, accompagnata dalla sigla “TPC”, ovvero “Testa di Porco di Caporciano”.
Dall’altra c’è la Madonna, la fede e quella lampada che, secondo la tradizione, continuava a bruciare senza consumarsi.
Sacro e profano, devozione e forza, terra e cielo si incontrano così nella stessa notte.
E forse è proprio questo il mistero dello Squadro: non sapere dove finisca l’antico rito di passaggio e dove inizi la devozione religiosa. Ogni settembre, però, quando il paese torna a guardare quel solco inciso nella terra, una tradizione che sembrava appartenere a un tempo lontano torna a lasciare il proprio segno.
Se passate di qui nel mese di settembre, non potete perdere la Festa della Madonna dell’Arco, che ricorre la domenica successiva all’8 settembre: tra la tradizionale fiera delle cipolle, la fiaccolata e il misterioso Tiro dello Squadro, Civitaretenga torna a vivere le sue antiche tradizioni.
E dopo aver seguito le tracce dello Squadro, fermatevi a tavola per assaggiare i sapori dell’altopiano: zafferano dell’Aquila DOP, ceci di Navelli e piatti della tradizione sono il modo migliore per concludere questa gita fuori porta.
Alla prossima tappa… l’Abruzzo ha ancora molte storie da raccontare.
Laura Del Casale
















