venerdì, Gennaio 16

“Officina Cupello” abbandona l’aula consiliare: ecco perchè

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“𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑡𝑒, 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎𝑏𝑏𝑎𝑛𝑑𝑜𝑛𝑎𝑡𝑜 𝑙’𝑎𝑢𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝐶𝑜𝑚𝑢𝑛𝑎𝑙𝑒, 𝑒𝑠𝑝𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑓𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑖𝑠𝑠𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑔𝑛𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝑐𝑎𝑢𝑠𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑠𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑎𝑟𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑏𝑖𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑜 𝑚𝑖𝑙𝑖𝑜𝑛𝑎𝑟𝑖𝑒 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑑𝑜𝑝𝑜, 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑖 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑜𝑐𝑎𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑚𝑚𝑖𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑒𝑡𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑛𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝐶𝑎𝑝𝑖𝑔𝑟𝑢𝑝𝑝𝑜.
È carta straccia il Regolamento del Consiglio Comunale che fissa in 48h antecedenti, la disponibilità degli atti. È carta straccia il documento del Revisore dei Conti che ha dato parere negativo sulla delibera che assegna € 12.000 al Comitato privato di amici e parenti che si è impossessato della Festa del Carciofo e che peraltro è stato pagato dopo il suo scioglimento. È carta straccia il severissimo parere della Corte dei Conti.
Prima di uscire ho sottolineato che il disavanzo presunto è di circa un milione e settecento mila euro e che la principale responsabilità del predissesto è imputabile alla loro conduzione. Ho detto anche, a nome di tutto il nostro gruppo, che le società partecipate dal Comune di Cupello dovrebbero vedere il Sindaco in prima linea per avviare il controllo analogo verso la SASI e per contrapporsi all’ampliamento della vasca del Civeta e alla realizzazione addirittura di una quarta vasca perché l’intento è chiaro: ottenere rifiuti extraconsortili ed extraregionali.
Ora, a Cupello i cittadini pagano al massimo possibile l’IMU, la TARI, l’addizionale IRPEF, persino le lampade votive delle tombe al cimitero. Cos’hanno ottenuto i cupellesi in termini di servizi? Nulla. Tutto questo è funzionale a riempire il buco che c’è nel bilancio comunale che loro stessi hanno prodotto.
Nel frattempo, il CIVETA si è dotato di un Direttore Generale con un compenso di € 100.000 l’anno e la STOGIT che sviluppa in tutta Italia grandi opere di riqualificazione urbana nei luoghi dov’è presente, a Cupello invece – dove possiede l’impianto di stoccaggio più grande di tutti – si limita a erogare qualche contributo per eventi organizzati da comitati privati. Intanto nelle contrade – in taluni casi – non ci sono fogne, strade, marciapiedi, metano, acqua e oggi non c’è neanche la rete internet.
𝐈𝐥 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐞̀ 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨. Strade devastate, marciapiedi fatiscenti, zone di pericolo per l’incolumità delle persone, interi quartieri al buio, devianza sociale, divisione socio-relazionale. Che dire sul randagismo? Persone aggredite dai cani, feci e puzza di urina ovunque. Perché questo fenomeno non viene risolto? L’incapacità politica è evidente ma, alla base di tutto, mancato i soldi. E perché mancano? Perché l’attuale classe dirigente che amministra, in passato ha prodotto un buco voraginoso. E così torniamo sempre a monte e includiamo il fenomeno molto sentito del randagismo riconducendolo alla responsabilità di chi con il proprio operato, oggi ne impedisce la risoluzione.
Tutto questo che affermiamo – cioè, la pura verità storica e attuale – viene bollato come “odio”, “rancore” o “invidta” ((ancora dobbiamo capire di cosa). Ma comincia a non funzionare. E allora si aggiunge un altro concetto, che noi saremmo portatori di “dittatura”. Mi chiedo: se la democrazia si misura attraverso il rispetto delle minoranze e la misura della loro inclusione nel contesto sociale e nel dibattito pubblico, chi a Cupello rappresenta la “dittatura”?
Continuo a pensare che il nostro paese sia infinitamente migliore della classe dirigente che lo rappresenta. E allora, dopo la diagnosi, qual è la cura? Cupello non ha bisogno di passeggiatori pettegoli né di lustri sulle passerelle. Non ha bisogno di quantità di relazioni ma di qualità di relazioni. Cupello non ha necessità di battitori liberi e fieri della loro solitaria opinione, né di grandi distinguo sul piano della trasformazione.
Cupello ha bisogno di unità contro il dividi et impera. Ha bisogno di raccogliere tutti coloro che fuori dal “cerchio magico” dei “lor signori” si ritrovano soli, senza una bussola politica. Officina Cupello è lo strumento per organizzare il cambiamento. È dentro questo meccanismo collettivo che diamo un senso a ogni impegno, volontà e azione. Siamo e saremo sempre ciò che abbiamo manifestato nel nostro programma elettorale. Quello è il paese che vogliamo, con la consapevolezza che “io” sono “tutto” nella misura in cui ci sono “t͙u͙t͙t͙i͙”; la mia azione ha uno sbocco concreto se la costruisco insieme agli altri. Per dirla più chiaramente, 𝒸𝒾 𝓈𝒾 𝓈𝒶𝓁𝓋𝒶 ℯ 𝓈𝒾 𝓋𝒶 𝒶𝓋𝒶𝓃𝓉𝒾 𝓈ℯ 𝓈𝒾 𝒶ℊ𝒾𝓈𝒸ℯ 𝒾𝓃𝓈𝒾ℯ𝓂ℯ ℯ 𝓃ℴ𝓃 𝓈ℴ𝓁ℴ 𝓊𝓃ℴ 𝓅ℯ𝓇 𝓊𝓃ℴ.
La chiave dell’adesione di quest’anno a Officina Cupello è questa, “un posto per tutti”. Gli uomini passano le loro idee restano. Per questo vogliamo un soggetto associativo politico che viva al di là di noi stessi con le idee che rappresentano i mattoni sui quali poggiare il peso del presente e l’entusiasmo del futuro.

Officina Cupello

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