venerdì, Gennaio 16

Rette ferme e bisogni crescenti: la sfida della riabilitazione sociosanitaria ex art. 26

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Negli ultimi anni il sistema sociosanitario ha conosciuto un progressivo aumento della complessità  assistenziale, in particolare nell’area della riabilitazione rivolta agli anziani fragili e alle persone con patologie  croniche e degenerative. Pazienti colpiti da ictus, demenza, Parkinson, emorragia cerebrale, SLA, spesso  portatori di tracheostomia, catetere vescicale, piaghe da decubito, nutrizione artificiale o ventilazione  meccanica, trovano oggi cura e riabilitazione prevalentemente nelle strutture accreditate e convenzionate ex  articolo 26 della legge 833 del 1978. 

Queste strutture rappresentano un presidio essenziale del Servizio Sanitario Nazionale. Garantiscono  assistenza continuativa H24, con la presenza di medici, infermieri, operatori sociosanitari e professionisti della  riabilitazione, assicurando al contempo la gestione farmacologica, l’erogazione di presidi, gli esami diagnostici  e la presa in carico globale di persone con bisogni sanitari elevatissimi. 

A fronte di un carico assistenziale sempre più complesso, le rette riconosciute alle strutture ex articolo 26,  differenziate per setting e livello di intensità, risultano in molti casi ferme da anni e non adeguate all’evoluzione  dei bisogni clinici e organizzativi. Nel frattempo, i costi del personale, dei farmaci, dei dispositivi medici,  dell’energia e dei servizi di supporto sono cresciuti in modo significativo. 

Diverse realtà segnalano oggi squilibri economici strutturali, con perdite stimate tra il 25 e il 30 per cento per  posto letto. Una condizione che non riguarda soltanto la sostenibilità delle aziende, ma che rischia di riflettersi  sulla continuità dei servizi e, in prospettiva, sull’accesso alle cure per le persone più fragili. 

Il punto non è rivendicare trattamenti di favore, ma porre una questione di sistema. Le strutture ex articolo 26  svolgono una funzione pubblica essenziale, spesso alternativa al ricovero ospedaliero per acuti, contribuendo  in modo decisivo alla tenuta complessiva del sistema sanitario. Indebolirle significa aumentare la pressione  sugli ospedali e ridurre la capacità di risposta ai bisogni assistenziali complessi. 

Per questo è necessario avviare una riflessione seria e responsabile sul tema delle rette e dei setting  assistenziali. Le prestazioni ex articolo 26 attengono a diritti civili e sociali fondamentali e non possono essere  lasciate a una frammentazione territoriale che genera diseguaglianze e penalizza le aree più fragili del Paese.  Occorre un quadro di riferimento nazionale e un confronto leale con le Regioni che riconosca la reale  complessità assistenziale e garantisca sostenibilità, qualità delle cure e dignità del lavoro. 

Investire nella riabilitazione e nell’assistenza continuativa non è una spesa improduttiva, ma una scelta di  civiltà. È su questo terreno che deve svilupparsi un confronto costruttivo tra istituzioni, Regioni e parti sociali,  per rafforzare uno dei pilastri più silenziosi ma indispensabili del nostro Servizio Sanitario Nazionale. 

Daniele Leone 

Infermiere 

RSA FP CGIL

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