
Negli ultimi anni il sistema sociosanitario ha conosciuto un progressivo aumento della complessità assistenziale, in particolare nell’area della riabilitazione rivolta agli anziani fragili e alle persone con patologie croniche e degenerative. Pazienti colpiti da ictus, demenza, Parkinson, emorragia cerebrale, SLA, spesso portatori di tracheostomia, catetere vescicale, piaghe da decubito, nutrizione artificiale o ventilazione meccanica, trovano oggi cura e riabilitazione prevalentemente nelle strutture accreditate e convenzionate ex articolo 26 della legge 833 del 1978.
Queste strutture rappresentano un presidio essenziale del Servizio Sanitario Nazionale. Garantiscono assistenza continuativa H24, con la presenza di medici, infermieri, operatori sociosanitari e professionisti della riabilitazione, assicurando al contempo la gestione farmacologica, l’erogazione di presidi, gli esami diagnostici e la presa in carico globale di persone con bisogni sanitari elevatissimi.
A fronte di un carico assistenziale sempre più complesso, le rette riconosciute alle strutture ex articolo 26, differenziate per setting e livello di intensità, risultano in molti casi ferme da anni e non adeguate all’evoluzione dei bisogni clinici e organizzativi. Nel frattempo, i costi del personale, dei farmaci, dei dispositivi medici, dell’energia e dei servizi di supporto sono cresciuti in modo significativo.
Diverse realtà segnalano oggi squilibri economici strutturali, con perdite stimate tra il 25 e il 30 per cento per posto letto. Una condizione che non riguarda soltanto la sostenibilità delle aziende, ma che rischia di riflettersi sulla continuità dei servizi e, in prospettiva, sull’accesso alle cure per le persone più fragili.
Il punto non è rivendicare trattamenti di favore, ma porre una questione di sistema. Le strutture ex articolo 26 svolgono una funzione pubblica essenziale, spesso alternativa al ricovero ospedaliero per acuti, contribuendo in modo decisivo alla tenuta complessiva del sistema sanitario. Indebolirle significa aumentare la pressione sugli ospedali e ridurre la capacità di risposta ai bisogni assistenziali complessi.
Per questo è necessario avviare una riflessione seria e responsabile sul tema delle rette e dei setting assistenziali. Le prestazioni ex articolo 26 attengono a diritti civili e sociali fondamentali e non possono essere lasciate a una frammentazione territoriale che genera diseguaglianze e penalizza le aree più fragili del Paese. Occorre un quadro di riferimento nazionale e un confronto leale con le Regioni che riconosca la reale complessità assistenziale e garantisca sostenibilità, qualità delle cure e dignità del lavoro.
Investire nella riabilitazione e nell’assistenza continuativa non è una spesa improduttiva, ma una scelta di civiltà. È su questo terreno che deve svilupparsi un confronto costruttivo tra istituzioni, Regioni e parti sociali, per rafforzare uno dei pilastri più silenziosi ma indispensabili del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Daniele Leone
Infermiere
RSA FP CGIL














