mercoledì, Marzo 4

Contratti bloccati nelle strutture ARIS RSA e AIOP RSA: La frattura della sanità accreditata 

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Due giovani, due storie diverse, unite da una stessa tragedia: la violenza. 

Uno vittima di una brutale aggressione, finito in coma dopo una gravissima emorragia cerebrale;  l’altro colpito alla schiena da un proiettile per uno scambio di persona, con una lesione midollare  che gli ha provocato la paralisi. 

Oggi quei ragazzi sono diventati simbolo di resilienza. Li abbiamo visti in televisione, da  Domenica In al palco del Festival di Sanremo, dove portano ai giovani un messaggio semplice e  potente: la violenza distrugge vite e non deve più accadere. 

Ma dietro quelle immagini di speranza c’è una realtà che raramente viene raccontata: mesi di  riabilitazione intensiva, il lavoro quotidiano di équipe sanitarie e un percorso lungo e complesso  per recuperare autonomia e dignità. 

Il recupero motorio, la possibilità di tornare ad alimentarsi autonomamente o di recuperare il  linguaggio non sono risultati casuali. Sono il frutto di programmi riabilitativi personalizzati e del  lavoro quotidiano dell’equipe riabilitativo. 

Queste storie spiegano meglio di qualsiasi statistica cosa significhi davvero riabilitazione:  restituire dignità, autonomia e prospettive di vita a persone colpite da eventi traumatici. Ed è proprio partendo da queste storie che emerge una contraddizione sempre più evidente nel  nostro sistema sanitario. 

Ogni giorno in Italia migliaia di persone affrontano percorsi di recupero dopo ictus, emorragie  cerebrali o gravi traumi. A renderlo possibile sono, in larga parte, le strutture di riabilitazione  accreditate e convenzionate che operano nell’ambito dell’articolo 26 della Legge 833/1978. Questi centri rappresentano una componente fondamentale della rete territoriale del Servizio  sanitario nazionale e svolgono una funzione pubblica essenziale nella presa in carico delle  persone più fragili. 

La tutela della salute è sancita dall’articolo 32 della Costituzione come diritto fondamentale  dell’individuo e interesse della collettività. Su questo principio si fonda il modello universalistico  del SSN, costruito sull’integrazione tra strutture pubbliche e soggetti privati accreditati. Tuttavia oggi il sistema sanitario italiano vive una frattura sempre più evidente: una sanità a due  velocità. 

Non nelle funzioni – che restano identiche – ma nelle condizioni economiche e contrattuali di chi  ogni giorno garantisce cure, assistenza e riabilitazione. 

Il mancato rinnovo contrattuale riguarda infatti le strutture associate ad AIOP e ARIS, dove il  personale continua ad applicare un impianto contrattuale fermo al 2012. 

Nel frattempo il rinnovo del contratto della sanità pubblica ha determinato un divario retributivo  che oggi può superare i 500 euro mensili: due professionisti con le stesse responsabilità cliniche  possono percepire retribuzioni molto diverse a seconda del contratto applicato. Non si tratta soltanto di una questione economica. 

Dal 2012 a oggi sono cambiate le norme su ferie e riposi, congedi parentali, tutele previste dalla  legge 104, aggiornamento professionale e responsabilità sanitaria. È aumentata anche la  complessità dei pazienti e si sono rafforzati gli standard organizzativi richiesti alle strutture 

accreditate. 

A questo si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: in molte regioni, e in Abruzzo in  particolare, le rette riconosciute alle strutture accreditate convenzionate ex art. 26, risultano  ferme da molti anni. 

Nel frattempo sono aumentati i costi energetici, assicurativi e organizzativi. Senza un  adeguamento tariffario la pressione si scarica inevitabilmente sul lavoro e sulla sostenibilità dei  centri. 

Il tema non è ideologico. È costituzionale. 

L’articolo 36 della Costituzione stabilisce che ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione  proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente a garantire un’esistenza dignitosa. Se si chiede al privato accreditato convenzionato di svolgere una funzione pubblica con standard  pubblici, non si possono mantenere condizioni contrattuali per i lavoratori ferme da oltre tredici  anni. 

In Abruzzo questa situazione coinvolge migliaia di professionisti e incide direttamente sulla  stabilità dei centri di riabilitazione ex art. 26, delle RSA, delle strutture per disabili, dei servizi  psichiatrici e dei percorsi dedicati all’autismo. 

La sanità a due velocità non è un destino inevitabile. È il risultato di scelte – o di mancate scelte –  politiche. 

Sostenere la rete socio-sanitaria accreditata significa sostenere i percorsi di riabilitazione che  ogni giorno restituiscono dignità e speranza a migliaia di persone. 

Perché senza lavoro dignitoso non esiste sanità pubblica. 

Neppure quando è accreditata convenzionata. 

Daniele Leone 

Infermiere 

Coordinatore provinciale sanità accreditata e convenzionata 

FP CGIL CHIETI

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