lunedì, Aprile 6

Chirurgia oculistica ad altissima precisione, al ‘SS. Annunziata’ prende il via la sperimentazione del robot per la retina

Condividi

C’è un punto della chirurgia oculistica in cui la mano dello specialista può essere meglio supportata, o non bastare più. È quello in cui si lavora sulla retina, dentro spazi minuscoli, su strutture delicatissime, con margini di errore quasi invisibili. La precisione è d’obbligo: le cellule retiniche, infatti, non si rigenerano e non possono essere né sostituite né trapiantate.

È lì che si colloca il robot chirurgico oculistico, strumento per gli interventi vitreoretinici, al momento non esistente in Italia e soltanto sperimentale nel mondo, che la Asl Lanciano Vasto Chieti ha acquisito per l’ospedale SS. Annunziata grazie a un finanziamento della Regione Abruzzo di due milioni 120 mila euro. Di questi, 841 mila euro sono stati destinati specificamente al sistema robotico, mentre la restante quota è impiegata per il rinnovo integrale della dotazione tecnologica di supporto. Il sistema sarà installato nell’hub della Clinica oculistica di Chieti, diretta da Rodolfo Mastropasqua (nella foto), e rappresenta l’avvio di una fase sperimentale di alto profilo dentro un percorso più ampio di sviluppo clinico, tecnologico, organizzativo e di ricerca.

«Questo robot non è solo uno strumento – precisa il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Mauro Palmieri – ma il punto di partenza di una rete digitale oftalmologica che potrà rafforzare progressivamente sicurezza, precisione e capacità di presa in carico dall’intero Abruzzo e dalle altre regioni. È il risultato di un forte impegno programmatico della Regione Abruzzo, con il presidente Marco Marsilio e l’assessore alla salute Nicoletta Verì, che hanno sostenuto con convinzione questo consistente investimento, riconoscendo al centro di eccellenza un ruolo trainante per l’intera sanità regionale oltre che di attrazione nazionale. La caratterizzazione in alta tecnologia è da sempre un punto di forza dell’Oftalmologia, che compie ora un ulteriore salto di qualità, e va a innestarsi in una fase di spinta decisa verso l’innovazione digitale della nostra azienda».

La tecnologia
Quella appena acquistata è descritta come la prima piattaforma robotica bimanuale progettata per la chirurgia oftalmica: in sostanza il chirurgo governa due bracci robotici indipendenti da una postazione ergonomica, con visione tridimensionale del campo operatorio. La promessa tecnica, qui, è molto concreta: trasformare il movimento umano in un gesto più stabile, più fine, più controllabile. Il sistema si caratterizza per un’estrema precisione, che arriva fino a 10 micron, ed è pensato per sostenere l’intera chirurgia vitreoretinica. L’importanza dell’acquisizione di tale tecnologia appare chiara se si parte da un dato oggettivo: la chirurgia della retina costringe a lavorare in uno spazio ristretto, su tessuti e membrane che in alcuni passaggi misurano pochi micron. Anche un tremore fisiologico, o la perdita di precisione legata a tensione e fatica, può diventare un limite. Non sostituisce il chirurgo; ne estende la precisione e amplia notevolmente le opzioni interventistiche vitreoretiniche.

La parola al chirurgo
«Per Chieti e per la sanità in generale, questo è un passaggio importante – chiarisce Rodolfo Mastropasqua, professore ordinario all’Università d’Annunzio -. Portare in ospedale una piattaforma di microchirurgia robotica significa tentare un salto di qualità in un settore in cui la differenza si gioca su dettagli minuscoli, ma decisivi. Significa anche provare a costruire intorno a quella macchina una rete, una casistica, una capacità di ricerca e una credibilità clinica che vadano oltre il singolo acquisto. In altre parole: non un robot da esibire, ma uno strumento da far lavorare davvero».

L’importanza di una rete
La scelta della Asl non riguarda soltanto l’innovazione tecnologica delle sale operatorie oculistiche. Il robot, integrato dalla dotazione tecnologica di supporto basata sull’ intelligenza artificiale, si inserisce in un progetto più ampio, pensato per curare malattie rare che causano ipovisione, consentire ricerca avanzata ed inserimento in rete di dati clinici, personalizzando diagnosi e terapia.

È un esempio virtuoso di collaborazione tra Asl e Università: Il direttore generale, Mauro Palmieri, e il rettore, Liborio Stuppia, hanno lavorato per mesi alla fattibilità scientifica di questo ambizioso progetto, che apre uno scenario futuristico clinico e di ricerca verso la medicina di precisione, la telemedicina e la telechirurgia.

Il punto va chiarito bene: l’intelligenza artificiale non sostituirà gli specialisti nella diagnosi, ma potrà contribuire all’elaborazione dei dati e al supporto clinico-organizzativo. In questa prima fase il sistema entra in una sperimentazione clinica autorizzata, destinata a svilupparsi progressivamente, con l’obiettivo di costruire nel tempo una rete regionale di screening, presa in carico e chirurgia ad alta specializzazione.

L’utilizzo clinico del dispositivo ha ottenuto il via libera del Ministero della Salute e il parere favorevole del Comitato etico territoriale Abruzzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.