
Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dei cento anni della professione infermieristica non sono state soltanto un omaggio istituzionale a una delle categorie più esposte del sistema sanitario italiano. Sono state, soprattutto, un richiamo politico e sociale che mette al centro la crisi profonda della sanità e del comparto socio-sanitario.
Quando il Capo dello Stato afferma che gli infermieri rappresentano il “motore dell’universalità del diritto alla salute” e riconosce apertamente che il loro numero è oggi insufficiente rispetto ai bisogni assistenziali della popolazione, il messaggio appare chiaro: senza professionisti adeguatamente valorizzati il sistema rischia di non reggere.
Ancora più forte il passaggio sul rischio fuga verso l’estero dei giovani professionisti sanitari, costretti spesso a cercare migliori retribuzioni e maggior riconoscimento professionale fuori dall’Italia. Un tema che da anni attraversa ospedali, RSA, centri di riabilitazione e strutture territoriali.
Parole che toccano direttamente anche il personale della sanità privata accreditata e convenzionata. Infermieri, fisioterapisti, logopedisti, OSS, educatori e operatori delle strutture associate ARIS e AIOP continuano infatti a lavorare con contratti nazionali fermi da anni.
Nella sanità ospedaliera privata accreditata il rinnovo contrattuale manca da oltre otto anni. Ancora più grave appare la situazione del comparto socio-sanitario, dove i contratti ARIS RSA e AIOP RSA risultano bloccati da quattordici anni, lasciando migliaia di professionisti senza un adeguato aggiornamento salariale ed economico nonostante l’aumento dei costi della vita, dell’inflazione e della complessità assistenziale.
Nel frattempo il quadro sanitario è profondamente cambiato. Le strutture socio-sanitarie e riabilitative oggi assistono pazienti con SLA, demenze, esiti di ictus, gravi patologie neurologiche, ventilazione assistita, PEG e bisogni clinici sempre più elevati. Eppure, in molte realtà, organici e modelli organizzativi continuano ancora a basarsi su parametri costruiti tra il 2008 e il 2010.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: crescente difficoltà nel reperire personale, aumento del turnover, fuga verso il pubblico o verso l’estero, carichi di lavoro sempre più pesanti e progressiva perdita di attrattività delle professioni sanitarie e socio-sanitarie.
Per questo le parole del Presidente Mattarella assumono oggi un significato che va oltre la celebrazione istituzionale. Diventano un monito per la politica, per le Regioni e per le parti datoriali.
Ora il tema non può più essere rinviato. Servono rinnovi contrattuali, investimenti sul personale, revisione degli standard assistenziali e un reale riconoscimento economico e professionale per chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
Daniele Leone
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