
Sono trascorsi 49 giorni dalla scomparsa di Domenico Racanati, il pescatore di Bisceglie scomparso il 2 aprile mentre a bordo della sua auto passava sul ponte crollato. Ieri alla foce del fiume Trigno sono riprese le ricerche dei sommozzatori. La Procura di Larino ha affidato le ispezioni agli operatori subacquei della Guardia Costiera coordinati dalla Capitaneria di Porto di Termoli guidata dal comandante Giuseppe Panico.
A scriverlo, stamane, a firma di Paola Calvano, è il quotidiano dell’Abruzzo Il Centro.
I ricercatori adopereranno dei metal detector e sofisticate strumentazioni sperando di individuare tracce compatibili con l’autovettura del 53enne. Le ricerche dei sub si concentreranno soprattutto al di sotto dell’ultimo tratto fluviale del Trigno ricoperto ancora da una montagna di detriti. Tutta l’area del ponte è ancora sotto sequestro. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha aperto un fascicolo per crollo e omicidio colposi. La famiglia di Domenico Racanati ritiene che l’auto di Domenico sia sotto le macerie del ponte crollato a causa del maltempo . Per settimane hanno chiesto che quei detriti venissero sollevati .
Ogni giorno la figlia di Racanati Angelica e la moglie Vanessa De Marco scrivono post in cui raccontano il loro dolore e la loro rabbia. La loro ultima lettera, apparsa su Facebook, è stata indirizzata “Alla cortese attenzione di chi ancora sa ascoltare il dolore delle persone”.
Ecco il testo pubblicato dalla signora Vanessa De Marco:
“Stamattina guardando il TG5, ho visto il Presidente Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni recarsi a Modena per portare vicinanza ai feriti e ringraziare i soccorritori dopo la tragedia dell’auto piombata sulla folla. Ed è giusto che lo abbiano fatto. Ma in quel momento mi sono chiesta: perché nessuno ha fatto lo stesso per noi? Mio marito, Mino Racanati, da quasi due mesi è ancora sepolto nella foce del fiume Trigno dopo il crollo del ponte. Due mesi di attesa, di dolore, di speranze distrutte e di silenzio. In tutto questo tempo non abbiamo visto nessun rappresentante dello Stato fermarsi davvero davanti alla nostra tragedia, guardarci negli occhi, ascoltare il nostro dolore. Abbiamo avuto la sensazione di essere stati dimenticati. Come se questa vicenda non fosse importante. Come se mio marito non fosse una persona. E invece lì c’è un uomo. Un marito. Un padre che le sue figlie aspettano ancora ogni giorno. Non cerco passerelle politiche né parole di circostanza. Cerco rispetto umano. Cerco attenzione per una tragedia che non può essere archiviata nel silenzio. Perché mio marito non è scomparso per fatalità. È morto a causa di errori umani, di manutenzioni che forse non sono state fatte come avrebbero dovuto. E mentre noi continuiamo a soffrire in silenzio, il tempo passa e tutto sembra essere stato dimenticato: dai media, dalla politica . Anche questo fa male. Chiedo soltanto che questa storia non venga lasciata morire. Perché dietro questa tragedia c’è una famiglia che aspetta ancora di poter piangere il proprio caro con dignità”.
Allo sfogo della moglie si aggiungono gli appelli della figlia Angelica e quelli della sorella di Domenico , Marisa . La famiglia Racanati si sente abbandonata dalle istituzioni . oteva essere evitata , se ci sono delle responsabilità , come mai un viadotto riaperto al transito da poche settimane dopo mesi di ristrutturazione si sia spezzato e scoprire chi quel giorno aveva spostato le transenne che erano state sistemate sul ponte.














