
Perche i lavori da tempo annunciati del porto di Punta Penna non partono ? L’onorevole Luciano D’Alfonso fa sapere di avere intenzione di portare l’argomento a Roma sui tavoli delle istituzioni.
A riportare la notizia, ieri, a firma di Paola Calvano, è stato il quotidiano dell’Abruzzo Il Centro.
“I porti”, ricorda il parlamentare ” hanno una funzione specifica: accolgono, consentono collegamenti e transiti. Il porto di Punta Penna, a Vasto, al contrario ostacola, blocca, impedisce, respinge. Ed è la più realistica e drammaticamente implacabile fotografia e rappresentazione plastica dell’attuale giunta regionale, che ha i soldi, ma non ha le capacità e le competenze, né politiche, né amministrative, né legislative, per realizzare opere che abbiamo progettato e spinto ormai da oltre vent’anni. Sono desolantima tristemente attendibili e ineluttabili, le considerazioni dell’imprenditore Emidio Salvatorelli-Confindustria, che ci costringono a prendere atto di un fallimento, quello dell’attuale classe di governo regionale, patologicamente afflitta dall’annuncite, ma poi non ha alcuna dimestichezza nel premere nelle sedi istituzionalmente competenti per far accendere le ruspe di un’opera già appaltata e finanziata”
La portualità vastese ha un ruolo e una funzione strategica fondamentale per l’Abruzzo meridionale, che ha la fortuna di ospitare forse il 70 per cento dell’intero sistema industriale regionale. Punta Penna ha fondali fino a circa 13 metri, la posizione vicina all’A14 e alle aree industriali della Val di Sangro e del Vastese, ma soffre di limiti strutturali.
“Mancano – ha aggiunto D’Alfonso – banchine sufficientemente moderne, gli attracchi sono limitati, il collegamento ferroviario diretto (“ultimo miglio”) non è stato completato, il prolungamento della diga foranea nord è ancora fermo nelle procedure autorizzative. Questo significa che il porto non può crescere come hub logistico competitivo dell’Adriatico centrale. L’ultima crisi da annuncite aveva riguardato i lavori di ampliamento della banchina di levante, le risorse ci sono, ma il cantiere sta sparendo dai radar dell’attenzione istituzionale.
Le navi più grandi hanno difficoltà operative o scelgono altri scali. Lo stallo negli investimenti infrastrutturali sul porto, determina l’aumento dei costi di trasporto per le imprese e riduce l’attrattività industriale del territorio”. Luciano D’Alfonso interroga quindi il governatore Marsilio .
“I fondi destinati all’ampliamento della banchina di Levante, i 6,7milioni di euro già appaltati e oggetto di annunciazione, ci sono effettivamente e sono ancora disponibili? Se l’opera è stata appaltata cos’è che impedisce il lavoro delle ruspe? Mancano autorizzazioni? Manca la VIA? Non mi pare possibile, perché non sarebbe stato consentito un appalto senza la VIA. E allora chi è che ostacola il girare la chiave per accendere il motore delle ruspe? Quali sono le identità e le figure istituzionalmente preposte al controllo, al monitoraggio del cantiere, e che devono consentire la realizzazione dell’opera pubblica Se si sono determinati degli ostacoli amministrativi, cos’è che impedisce al Governatore di accedere legittimamente alla filiera istituzionale per rimI tarduuovere quei sassi che si frappongono alla qualificazione portuale della nostra Regione? Alla comprensibile rabbia e desolazione dell’imprenditoria io affianco la pretesa di conoscenza e di risoluzione”.














