martedì, Luglio 21

Gli abruzzesi nella grande storia. Settima puntata: Benedetto Croce, il filosofo della libertà      

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Continua il nostro viaggio tra i famosi personaggi abruzzesi che sono entrati nella grande storia nazionale e internazionale. Oggi parliamo di Benedetto Croce.

Croce nacque a Pescasseroli, in provincia dell’Aquila, il 25 febbraio del 1866. I genitori appartenevano a due abbienti e facoltose famiglie abruzzesi: la famiglia Sipari, quella materna, originaria della stessa Pescasseroli e quella paterna, originaria di Montenerodomo, in provincia di Chieti, ma trapiantata a Napoli.

Orfano a 17 anni e l’attenzione al terremoto della Marsica. A diciassette anni perse i genitori, Pasquale Croce e Luisa Sipari, e la sorella Maria, periti il 28 luglio del 1883, durante il terremoto di Casamicciola, nell’isola d’Ischia, dove Croce si trovava in vacanza con la famiglia. Lui stesso rimase «sepolto per parecchie ore sotto le macerie e fracassato in più parti del corpo».

Nel 1915 insieme ad altri intellettuali del tempo come Gabriele D’Annunzio e il cugino, il deputato Erminio Sipari, richiamò l’attenzione dell’opinione pubblica verso la tragedia del terremoto di Avezzano che provocò oltre 30.000 morti e gravissimi danni nella Marsica e nelle province dell’Italia centrale.

Il pensiero filosofico e politico. Insieme a Giovanni Gentile, che però finirà per sposare il programma fascista fino a diventarne ministro dell’istruzione, Croce fu il maggior filosofo italiano della prima metà del Novecento. Entrambi si schierarono contro il materialismo marxista diventando i maggiori esponenti del neoidealismo, corrente di pensiero che affondava le radici nella filosofia hegeliana. Sul piano politico Croce era un prestigioso e autorevole appartenente al partito liberale tanto da diventare, dal 1920 al 1921, ministro della pubblica istruzione nel quinto e ultimo governo Giolitti. Nel suo ruolo elaborò una riforma della pubblica istruzione che fu poi ripresa in parte da Giovanni Gentile.

Il rapporto con il fascismo. Inizialmente Croce fu vicino al fascismo. Ascoltò e applaudì il discorso di Mussolini al teatro San Carlo di Napoli del 24 ottobre 1922, durante l’adunata preparatoria per la marcia su Roma. Anche in occasione delle votazioni al Senato del 24 giugno 1924, successive all’uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti (10 giugno 1924), Croce fu tra i 225 senatori che votarono la fiducia al governo Mussolini, insieme a Giovanni Gentile e Vincenzo Morello. Egli infatti riteneva che Mussolini rappresentasse la parte moderata e istituzionale del fascismo, capace di arginare le azioni squadriste con la loro visione dittatoriale dello Stato. Evidentemente si sbagliava, ma quando Mussolini mostrò la sua vera natura, Croce divenne l’artefice del Manifesto degli intellettuali non fascisti, pubblicato il 1° maggio 1925 in replica al Manifesto degli intellettuali fascisti di Giovanni Gentile apparso sul Popolo d’Italia dieci giorni prima. Inoltre si espresse pubblicamente contro le leggi razziali emanate dal fascismo nel 1938 e si rifiutò di compilare il questionario che Mussolini aveva distribuito a tutti i docenti universitari per verificarne la purezza del sangue. Fu l’unico non ebreo a farlo. Ciò gli costò l’espulsione da quasi tutte le accademie di cui era membro, comprese l’Accademia Nazionale dei Lincei e la Società Napoletana di Storia Patria. L’unica accademia a non espellerlo fu l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti a cui Croce, dopo la guerra, riconobbe questo merito.

Tra i padri costituenti. Dopo la caduta del fascismo, Croce rientrò in politica accettando la carica di presidente del partito liberale italiano. Nel 1946, al referendum istituzionale del 2 giugno, votò a favore della monarchia. Lo stesso giorno fu eletto all’Assemblea Costituente come candidato del partito liberale.

Sempre nel 1946 fondò a Napoli l’Istituto italiano per gli studi storici destinando per la sede un appartamento di sua proprietà, accanto alla propria abitazione e biblioteca nel Palazzo Filomarino dove oggi ha sede la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce.

Il filosofo abruzzese morì a Napoli il 20 novembre 1952.

Laura Del Casale

 

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