
La storia si ripete. Con l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale, che riporterà al voto i cittadini di diversi Comuni anche abruzzesi, si assiste ad una specie di gara dal titolo “chi la spara più grossa”.
I rappresentanti dei partiti vanno a scavare nel passato per rilanciare progetti, senza alcun dubbio interessanti, dei quali per anni non si è fatto alcun accenno né all’interno delle aule consiliari dei Comuni né sugli organi di informazione.
Così capita di leggere il rilancio del progetto della “Grande Vasto” che nel lontano 1974 venne presentato alla Città dall’allora audace Sindaco Nicola Notaro.
Un progetto, all’epoca, avveniristico, che prevedeva la fusione dei Comuni di Vasto e San Salvo. Un progetto che portava la firma del grande urbanista giapponese Hisko Kurokawa (1934–2007), tra i fondatori del movimento del Metabolismo, che ipotizzava città flessibili, modulari e in continua trasformazione biologica.
“Curiosamente – si legge nella Treccani -, nei primi anni ’70, Kurokawa elaborò persino un piano urbanistico (il progetto della ‘città armonica’) proprio per l’area di Vasto e San Salvo”.
Il grande progettista venne a Vasto, assieme all’ambasciatore in Italia del Giappone, per presentare e illustrare alla Città l’ambizioso e valido progetto. Dopo tante discussioni, dopo tanto dibattere, non se ne fece nulla. Ed a quel tempo Vasto e San Salvo erano amministrate da esponenti dello stesso partito, ovvero la Democrazia Cristiana.
Alla fine non si riuscì nemmeno a spostare il confine di San Salvo lungo il tracciato del Torrente Buonanotte dal momento che allora, come oggi, importanti servizi come il Cimitero, lo stadio “Bucci” e la Caserma dei Carabinieri ricadevano e ricadono su terreni del Comune di Vasto.
Ora, a pochi mesi dal ritorno al voto dei cittadini di Vasto e San Salvo per il rinnovo delle due amministrazioni comunali, l’argomento torna improvvisamente ad animare il dibattito politico come se per la realizzazione della “Grande Vasto” bastasse un tocco di bacchetta magica.
A sollevare l’argomento sono stati esponenti di quel centrodestra i cui massimi rappresentanti regionali a Pescara stanno boicottando il decollo della “Grande Pescara” previsto per l’inizio dell’anno 2027.
Come hanno riferito le cronache giornalistiche di inizio agosto, nella Città dannunziana si è registrato un autentico scontro tra il Sindaco Masci, il presidente del Consiglio Regionale Sospiri ed il presidente della Regione Abruzzo Marsilio.
E dire che i cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore si erano espressi favorevolmente, attraverso un referendum, ben 12 anni or sono sulla costituzione della “Grande Pescara”.
Dodici anni 7 dei quali gestiti dall’attuale centrodestra che governa quei comuni e la Regione Abruzzo. Addirittura ora in quell’area c’è chi propone il ricorso ad un nuovo referendum per “tastare il polso” ai cittadini residenti a Pescara, Montesilvano e Spoltore.
Allora, mi chiedo e chiedo a chi legge: perché i rappresentanti dei partiti devono continuare a prendere in giro gli elettori?
Se i partiti ed i movimenti civici sono convinti della bontà dell’iniziativa inseriscano nei loro programmi elettorali questo tema andando, poi, ad illustrarlo ai cittadini residenti a Vasto, San Salvo, Cupello, Monteodorisio, e perché no anche Casalbordino, Pollutri e Villalfonsina.
Altrimenti i pensieri di questi giorni rischiano di sciogliersi sotto il sole di questo indimenticabile agosto 2026.
Giuseppe Forte















