
Sarà compiuta in più fasi l’operazione di di rimozione delle macerie del ponte sul fiume Trigno, crollato il 2 aprile scorso.
Il cronoprogramma prevede la cantierizzazione dell’area entro la metà di novembre 2026, dopo l’acquisizione delle necessarie autorizzazioni e la predisposizione dei mezzi. Il dragaggio completo dell’area dovrebbe concludersi entro giugno 2027, mentre la rimozione delle campate crollate è programmata entro agosto 2027. Al tavolo erano presenti oltre ai magistrati impegnati nel caso, il coordinatore della struttura commissariale ANAS per la ricostruzione del ponte, un ingegnere e un geologo di fiducia, i consulenti tecnici della Procura e i rappresentanti del Comando provinciale dei vigili del fuoco.
In procura è stato redatto un cronoprogramma degli interventi. di rimozione degli impalcati, delle pile e delle strutture di fondazione dell’intero viadotto. L’esecuzione de lavori è stata definita in modo da poter acquisire strada facendo elementi materiali e tecnici relativi alle fondazioni e alle pile interessate dal crollo, indispensabili per accertare le cause del cedimento. Per eseguire i lavori saranno impiegati mezzi meccanici robotizzati, gru e mezzi di trasporto ad alta potenza. Le operazioni potrebbero durare un anno La profondità dell’alveo del fiume nel punto in cui sono crollati i piloni renderà necessarie particolari misure di sicurezza.
Nel corso dell’intervento è prevista la deviazione temporanea del Trigno . Il pool di esperti non esclude tuttavia il possibile sollevamento delle campate crollate. Un’operazione particolarmente rischiosa, considerata anche la distanza delle sponde dal punto in cui si dovrà intervenire. Tempi lunghi dunque e questo non è stato preso a cuor leggero dalla famiglia Racanati.
La moglie Vanessa ancora una volta ha preso carta e penna e scritto a magistrati e istituzioni. “Sono passati cinque mesi da quando mio marito è scomparso dopo il crollo del ponte sul fiume Trigno. Cinque mesi di attesa e di dolore. Cinque mesi durante i quali la mia famiglia vive sospesa, senza sapere dove sia mio marito e senza avere una risposta definitiva. Io sono ancora qui. Sto ancora aspettando di sapere. E sono stanca. Sono stanca di sentire che ogni volta c’è un problema. Prima gli ordigni bellici. Poi le autorizzazioni. Poi i documenti. Poi la burocrazia. Poi un altro ostacolo. E oggi, sinceramente, non riesco più a credere alle parole se alle parole non seguono i fatti. il mio compagno di vita, è ancora lì, da qualche parte, sotto quell’acqua o in quel fiume.
Perché non si è intervenuti immediatamente quando sono stati individuati quei tre punti? Perché ogni passaggio deve trasformarsi in un nuovo ostacolo?
Perché ancora oggi non abbiamo una data certa? Io posso comprendere che esistano difficoltà tecniche, problemi di sicurezza, autorizzazioni e procedure che devono essere rispettate. Ma quello che non posso più accettare è un’attesa senza una scadenza, senza certezze e senza risposte concrete. .Mio marito non è una pratica burocratica. Non è un fascicolo. Non è un numero”.
Secondo una prima stima, il costo della sola rimozione delle campate si aggirerebbe intorno a un milione di euro, mentre per la rimozione dell’intero viadotto sarebbero necessari circa 6,5 milioni di euro. Sotto i detriti probabilmente si trovano l’auto e il corpo di Domenico Racanati, 53 anni di Bisceglie. Da qui la rabbia della famiglia stanca di aspettare.
Paola Calvano
















