domenica, Settembre 20

Costa Teatina, da Messina spunta una proposta di legge per cancellare il parco

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E’ rimasto nel cassetto per 25 anni e ora che il Parco della Costa dei Trabocchi e Teatina prende forma, sulla spinta del ricorso presentato al Tar dal Wwf, c’è chi vorrebbe abrogare la legge istitutiva che risale al 2001. Và in questa direzione l’iniziativa parlamentare del deputato Francesco Gallo, esponente nazionale del partito Sud chiama Nord, fondato dall’ex sindaco di Messina,   Cateno De Luca e nato in Abruzzo grazie al primo cittadino  di Torino di Sangro Nino Di Fonso che è il referente regionale.  Gallo, che è iscritto al gruppo misto, è il primo firmatario di una proposta di legge che si compone di un unico articolo, la cui finalità è proprio quella di abrogare la legge n.93 del 23 marzo 2001. Cioè quella che ha istituito il Parco esattamente 25 anni fa.

Le motivazioni alla base della iniziativa parlamentare sono quelle che in queste settimane stanno cavalcando quasi tutti i sindaci dei 19 comuni interessati alla perimetrazione dell’area protetta. Cioè il mutato contesto territoriale, soprattutto costiero “che ha vissuto una trasformazione profonda, caratterizzata”, scrive Gallo, “da uno sviluppo turistico-imprenditoriale strutturato e dal consolidamento di attività commerciali che rappresentano, ad oggi, il pilastro economico dell’intera area”. 

Per il deputato la recente sentenza del Tar  ha obbligato il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica “ a dare esecuzione  ad un dettato legislativo ormai obsoleto”.

“L’imposizione forzata di un vincolo di Parco nazionale”, rimarca ancora Gallo, “su un’area ormai fortemente antropizzata ed integrata nei piani di sviluppo locale, comporterebbe conseguenze deleterie a causa della incertezza degli investimenti, sia per il conflitto di competenze. Inoltre molte attività economiche esistenti potrebbero subire un danno socio-economico  perché in contrasto con le stringenti misure di salvaguardia”.

La proposta di legge – che gli stessi ambienti parlamentari del centrodestra sostengono non avere le gambe per camminare – è stata presentata il 16 luglio e ad oggi si trova nella primissima fase del percorso legislativo. Và invece avanti a tamburo battente l’iter per l’istituzione del Parco, sulla scorta dei tempi stringenti scaditi dal Tar Abruzzo che con la sentenza n.355 del giugno 2026, che  ha imposto un termine di 90 giorni per la delimitazione provvisoria, le misure di salvaguardia e la gestione provvisoria. Il Ministero sta correndo: vuole rispettare i termini stabiliti dai giudici amministrativi per evitare la nomina di un Commissario ad acta. 

Il 16 settembre scorso tutti i sindaci dei 19 comuni interessati sono stati convocati a Roma dal direttore generale Francesco Tomas. Alcuni hanno partecipato in presenza, altri si sono collegati da remoto.

La riunione ha registrato inoltre la presenza  della Regione (rappresentata dal consigliere Nicola Campitelli e dall’assessore Emanuele Imprudente) e  del senatore Etelwardo Sigismondi. In collegamento da remoto anche il presidente della Provincia, nonché sindaco di Vasto  Francesco Menna.  Tutti hanno manifestato contrarietà alla perimetrazione proposta dal Dicastero tramite l’Ispra, chiedendo di stralciare non solo le zone agricole, ma anche la fascia costiera. In alcuni comuni – anche se interessati in maniera marginale al Parco – stanno nascendo dei Comitati spontanei.  E’ il caso di Villalfonsina, piccolo centro dell’hinterland vastese, dove domani, alle 9.30, nella sede comunale di piazza Papa Giovanni Paolo II,  è in programma un’assemblea pubblica. 

“E’ una riunione informativa per comunicare ai cittadini l’esito dell’incontro con il Ministero”, spiega il sindaco Mimmo Budano, nel frattempo si sta costituendo un Comitato civico contrario al Parco”. 

Villalfonsina è nell’area protetta con il 17,2% del proprio territorio, ma ci sono altri comuni che sono inseriti con una percentuale maggiore. E’ il caso di Torino di Sangro (1.857 ettari, pari al 57,8%);  Rocca San Giovanni (1.217 ettari, cioè il 56,1%); San Vito Chietino (958 ettari, 56,4%); Casalbordino (1.510 ettari, 32,8%); Vasto (1.504 ettari, 21,1%); San Salvo (27 ettari, 1,4%).   

San Salvo ha già detto che non vuole stare nel Parco e ha espresso una valutazione complessivamente negativa in merito all’attuale proposta in quanto “il territorio interessato si sviluppa lungo la fascia costiera”.

Emblematica, invece, la posizione del Comune di Vasto che, pur dicendo si all’area protetta e candidandosi per la sede istituzionale, ha approvato una delibera con cui chiede di salvaguardare la pianificazione in atto, in particolare il piano costa che prevede aree attrezzate, manufatti in legno di 130 metri quadri di superficie spalmati lungo la scogliera e parcheggi. In pratica chiede di stralciare quello che il Parco dovrebbe salvaguardare. 

Anna Bontempo (Il Centro)

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