
Il futuro di Pescara è passato anche dalla difesa del suolo e dalla qualità delle sue trasformazioni urbane. Sabato 19 settembre, al Centro Polivalente Britti, si è svolto l’incontro “Dalla parte del suolo – Le città ostaggio delle politiche urbanistiche irresponsabili”, organizzato da Radici in Comune e Italia Nostra Pescara, con la partecipazione dell’urbanista Paolo Pileri, professore ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. L’appuntamento ha rappresentato un’occasione per riportare al centro del confronto pubblico un tema decisivo per la città: il modo in cui Pescara ha scelto di trasformare e governare il proprio territorio.
A condurre l’incontro sono stati Simona Barba e Massimo Palladini, presidenti delle due associazioni promotrici, che hanno accompagnato il pubblico in una riflessione sul consumo di suolo, sulla rigenerazione urbana e sulle prospettive della futura Nuova Pescara. Pileri, da anni impegnato nello studio del rapporto tra ambiente, paesaggio e pianificazione urbanistica, ha portato nel dibattito una prospettiva maturata attraverso la ricerca, la divulgazione e il confronto con diverse realtà italiane. Tra le sue pubblicazioni dedicate al suolo sono figurate Progettare la lentezza, Che cosa c’è sotto, 100 parole per salvare il suolo e L’intelligenza del suolo. Nel 2024 ha pubblicato per Laterza Dalla parte del suolo, titolo che ha dato il nome all’incontro. Ha inoltre collaborato con amministrazioni comunali impegnate in percorsi di transizione ecologica, come nel caso di Genova, dove è stato avviato un processo di depaving, e ha curato su Altreconomia la rubrica “Piano terra”. Nel corso dell’incontro, il caso di Pescara è stato messo in relazione con quello di Milano, offrendo così l’occasione per osservare da vicino le conseguenze delle diverse scelte urbanistiche.
La città, anche in vista della nascita della Nuova Pescara, si è trovata davanti a una questione di fondo: continuare a occupare nuovo suolo oppure puntare sulla rigenerazione dell’esistente, sul recupero delle aree dismesse e sulla restituzione di spazio al verde. Particolare attenzione è stata riservata alle recenti modifiche introdotte dalla Legge Regionale Abruzzo n. 13/2026, che ha ampliato le possibilità di cambio di destinazione d’uso e modificato la definizione di territorio urbanizzato, intervenendo anche sul ruolo della pianificazione nelle trasformazioni edilizie. Gli organizzatori hanno espresso la preoccupazione che questi cambiamenti possano ridurre il peso della pianificazione comunale e rendere più semplice il ricorso a nuove trasformazioni del territorio. Il confronto ha inoltre richiamato il Regolamento europeo 2024/1991 sul ripristino della natura, che ha posto agli Stati membri obiettivi precisi per la tutela degli ecosistemi e del verde urbano. In questo quadro, la necessità di preservare gli spazi verdi non è stata considerata soltanto una questione paesaggistica, ma un elemento strettamente legato alla salute, alla sicurezza idraulica, al clima e alla qualità della vita.
Da qui è emersa una riflessione più ampia sul significato stesso della pianificazione. Non è stata vista come una semplice procedura amministrativa, ma come uno strumento attraverso cui una città ha potuto immaginare il proprio futuro e orientare le trasformazioni nell’interesse della collettività. Per Pescara, questo ha significato confrontarsi con la necessità di recuperare una visione complessiva del territorio, valorizzando il riuso, la mobilità dolce, i servizi di prossimità, il verde e la partecipazione dei cittadini. L’incontro ha così aperto un percorso di discussione sulle scelte che hanno riguardato e continueranno a riguardare Pescara. Al centro è rimasta un’idea semplice ma decisiva: il suolo non è una merce e il verde urbano non è un ornamento. Sono parti essenziali della città, risorse da cui sono dipesi il benessere delle persone e la capacità del territorio di affrontare le trasformazioni ambientali. Riportare la pianificazione al centro del dibattito ha significato, dunque, interrogarsi non soltanto su come è stata costruita Pescara, ma soprattutto su quale città si è voluta lasciare alle generazioni future.
Dante Andrea Amicarelli

















