
A Fossacesia, in questi giorni, non si parla d’altro: il Parco nazionale della Costa dei Trabocchi e Teatina. Eppure, se si chiede in giro come funzionerà, cosa cambierà per le nostre spiagge, per chi lavora sul mare, per chi coltiva la terra o sogna di aprire un’attività, in pochi sanno rispondere davvero. Non per disinteresse, ma perché nessuno ha mai spiegato le cose alla gente.
I fatti sono questi. Una sentenza del TAR Abruzzo del 22 giugno ha imposto al Ministero dell’Ambiente di stabilire entro il 29 settembre i confini provvisori del Parco e le misure di salvaguardia. Mancano pochi giorni. Nel frattempo la Giunta comunale ha approvato le sue osservazioni, tra cui la proposta di far rientrare l’intera spiaggia in una zona meno vincolata, così da non bloccare le concessioni balneari. Sono scelte che possono essere giuste o sbagliate, ma sono state discusse in riunioni tra sindaci, tecnici e associazioni di categoria, spesso in videoconferenza. Non in piazza. Non con noi.
Non sono il solo a notarlo. Un’associazione del territorio ha chiesto formalmente al Comune di aprire un confronto pubblico con la cittadinanza, e un consigliere comunale ha domandato che il sindaco riferisca in Consiglio su quanto detto negli incontri, anche a Roma. Segno che il bisogno di sapere c’è, ed è diffuso.
Un Parco nazionale non è una pratica amministrativa come le altre. Deciderà per decenni come vivremo questa costa: cosa si potrà costruire, come si lavorerà, come la proteggeremo. Una scelta così importante merita assemblee pubbliche, incontri aperti, spiegazioni chiare. Merita che chi ci vive possa capire e dire la sua. Se mi sbaglio e questi momenti sono già in programma, faccio subito ammenda, e sarò il primo a esserci.
Non voglio dare lezioni a nessuno, lungi da me. Ma a volte ci si dimentica che le amministrazioni sono scelte dai cittadini. La rappresentanza non si eredita per dinastia: si riceve in prestito, e va restituita con ascolto e trasparenza.
Ogni mattina cammino sul lungomare. Da qualche giorno vedo i bambini tornare all’asilo, con gli zaini più grandi di loro e il mare lì accanto, come se fosse normale averlo. Ecco, facciamolo per loro. Per quei ragazzi che domani saranno il nostro futuro, e che un giorno ci chiederanno cosa abbiamo fatto di questa costa, e se almeno ce l’hanno chiesto.
Nicola Tamburrino – Il Sognatore Lento

















