
Siamo arrivati alla fine ottobre, nel cuore dell’autunno: ventagli e citronella hanno lasciato spazio a candele e coperte già da un po’ e, mentre tutti decoriamo le case con zucche e cappelli da strega e spulciamo disperatamente i social alla ricerca di un costume per Halloween “fai da te dell’ultimo minuto”, è la tradizione abruzzese a fare da maestra, superando la festa americana e avvicinandosi, per certi aspetti, alla più antica e suggestiva tradizione messicana del Día de los Muertos.
Perché in Abruzzo, da secoli, la notte del 31 ottobre il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si fa più sottile. E a Spoltore c’è una tradizione che sembra raccontarlo meglio di qualsiasi altra: la Tavola dei Morti.
La tradizione vuole che la notte di Ognissanti le anime dei defunti abbiano l’occasione di tornare per breve tempo nelle loro vecchie dimore e che i parenti per accoglierle lascino la tavola imbandita con i cibi che amarono in vita.
Ma c’è una regola precisa: i vivi non devono assolutamente toccare quel cibo. La tavola appartiene ai morti e deve rimanere intatta fino al loro ritorno.
Se nelle case si preparano banchetti, quando cala la sera, le strade del borgo si trasformano in un percorso fatto di candele e ombre. È qui che prende vita la Processione dei Frati Morti e delle Anime Perse: figure silenziose avanzano lentamente nel buio, con le candele strette tra le mani, mentre la processione attraversa le vie del paese.
Secondo la tradizione, incontrarle non è un’esperienza da prendere alla leggera. C’è infatti un’antica raccomandazione: non bisogna mai guardare negli occhi le anime della processione. Si racconta che chi lo facesse potrebbe rischiare di perdere la propria anima e rimanere intrappolato, per sempre, dall’altra parte.
E così, tra tavole apparecchiate per chi non c’è più, candele accese e figure che avanzano nel silenzio, Spoltore conserva una delle tradizioni più inquietanti dell’Abruzzo: una notte in cui i morti tornano a casa e i vivi, per una volta, sembrano essere soltanto ospiti.
Se avrete l’audacia di spingervi nel paese dove, per una notte, vivi e morti convivono, lasciatevi guidare anche dai sapori della tradizione. Tra i prodotti tipici gli “Ossi dei Morti”, il caratteristico dolcetto secco alle mandorle che sembra fatto apposta per questa nostra gita fuori porta; assieme al “grano dei morti”: grano bollito, noci, melograno e mosto cotto, accompagnati da fave, ceci, zucca e patate. Quest’ultimo è un piatto povero, antico e simbolico, che racconta una cucina nata per ricordare e onorare chi non c’è più.
Nei giorni di Ognissanti, l’appuntamento da segnare è quello con la Tavola dei Morti e la Processione dei Frati Morti: negli anni passati la rievocazione si è svolta tra il 31 ottobre e il 1° novembre, con un percorso illuminato soltanto dalle candele.
Alla prossima tappa… l’Abruzzo ha ancora molte storie da raccontare.
Laura Del Casale


















