
Oggi pomeriggio intanto dalle 16 alle sul lato nord del ponte Trigno è prevista una manifestazione commemorativa in memoria di Domenico Racanati organizzata dall’Associazione Il Territorio, come momento di solidarietà e vicinanza alla famiglia .
Sette mesi fa il crollo del ponte sul Trigno e la scomparsa di Domenico (Mino) Racanati, 53 anni, pescatore di Bisceglie. Oggi i familiari avevano previsto una nuova trasferta sul ponte crollato per portare dei fiori a Mino, ma il viaggio è stato rimandato a causa del maltempo. La pioggia non ha però impedito a Vanessa Racanati, la moglie di Mino di lanciare attraverso Facebook dalla pagina “Racanati Mino Vanessa Dema” un nuovo appello.
Questa volta Vanessa chiede a nome anche degli altri familiari ” verità, risposte e rispetto “. Lo fa con una missiva indirizzata “Alla Procuratrice della Repubblica di Larino, la dottoressa Elvira Antonelli”.
“Sono trascorsi ormai sette mesi da quel maledetto 2 aprile, il giorno in cui mio marito Mino non ha più fatto ritorno a casa.”, ricorda Vanessa stigmatizzando il silenzio che circonda la vicenda .
“Sette mesi di attesa, di angoscia, di dolore e di domande senza risposta. Abbiamo avuto fin troppa pazienza, abbiamo aspettato, sperato e confidato nel lavoro di chi ha il dovere di fare chiarezza. Ma oggi, 2 novembre dopo tutto questo tempo, ci troviamo ancora davanti a un silenzio totale. Nessuna notizia, nessuna informazione, nessuna risposta. Come stanno procedendo le indagini? Cosa si sta facendo concretamente? Cosa si sta aspettando e soprattutto, come e quando proseguiranno le ricerche di mio marito Mino. Perché ci tenete completamente all’oscuro di tutto? Perché una famiglia che sta vivendo un dolore così grande deve anche subire il peso di non sapere nulla?
Mio marito ha il diritto di tornare nel suo paese. Noi abbiamo il diritto di riaverlo a casa. Abbiamo il diritto di sapere se Mino si trova lì, sotto quei detriti, oppure no. È proprio questa terribile incertezza a consumarci ogni giorno, a tenerci prigionieri di un’angoscia che non trova pace.
Chiediamo verità, risposte e rispetto. Chiediamo che i lavori di ricerca e di rimozione dei detriti proseguano senza ulteriori ritardi, affinché si possa finalmente arrivare a una risposta. Non smetteremo di chiedere, non smetteremo di insistere e non ci arrenderemo finché non sapremo che fine ha fatto Mino.
Sette mesi sono già troppi. Non possiamo e non vogliamo continuare a vivere nel silenzio e nell’incertezza.
Mino non deve restare in quel luogo che non è casa sua. Merita di essere ritrovato, di tornare nel suo paese e di ricevere la dignità che spetta a ogni persona. E noi meritiamo di poterlo riportare a casa”.
Paola Calvano


















