sabato, Marzo 7

Cimitero a due passi dal mare, Gabriele Barisano: “La soprintendenza pensi ad un progetto di tutela”

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Un progetto di tutela e valorizzazione non esiste, ma è intenzione dell’amministrazione comunale aprire un dialogo con la Soprintendenza per salvaguardare il cimitero a cielo aperto, a due passi dal mare, presente nella riserva naturale di Punta Aderci. L’articolo pubblicato sul Centro ha riacceso i riflettori sui  resti dei 2.183 vastesi morti nel 1817 a causa di una epidemia da tifo e poi interrati in una fossa comune tra Punta Penna e Punta Aderci. Oggi teschi, ossa e scheletri affiorano in gran quantità dalla sabbia perché il mare, nell’arco di quarant’anni, ha eroso 20 metri di costa. 

“Mi farò promotore di un incontro con la Soprintendenza per iniziare a ragionare sul futuro di quel sito”, dice al Centro l’assessore all’ambiente, Gabriele Barisano, “so che diversi  anni fa c’erano stati dei sopralluoghi: è un discorso che bisogna riprendere perché quei resti sono oggi alla mercè di chiunque”.  

Si tratta di una zona molto frequentata: il cimitero non è segnalato. Fatta eccezione per alcune indicazioni circa la pericolosità del costone, non esistono cartelli che possano informare il visitatore, il quale ignaro di quel pezzo di storia si chiede da dove provengano le ossa che riaffiorano.  

Storici e studiosi locali sollecitano da anni il recupero dei resti, la loro catalogazione e valorizzazione, ma le varie proposte, come al solito, sono cadute nel vuoto.

Ieri, nel corso del primo incontro su “Archeologia a Vasto e nel Vastese”, organizzato dalla Pro Loco e tenutosi nella Casa di Conversazione di via Arno, il presidente di Italia Nostra del Vastese, Davide Aquilano ha riservato un breve cenno al cimitero di Punta Aderci, ricordando che l’epidemia da tifo,  che ha causato la morte di oltre 2mila vastesi,  è da attribuire alle precarie condizioni igieniche dell’epoca, dovute alla mancanza di acqua e al carente funzionamento dell’acquedotto delle Luci che ha servito la città fino al 1926. 

Punta Aderci è una zona molto importante dal punto di vista archeologico: a monte della spiaggetta ci sono i resti di tre grandi capanne risalenti  all’età del bronzo: sul promontorio ci sono silos scavati nel terreno per conservare il grano;  mentre vicino la zona del carcere a Torre Sinello ci sono due ville romane e un importante sito del Neolitico. 

Anna Bontempo (Il Centro)

 

 

 

 

 

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