
Nel panorama finanziario, gli investimenti si dividono solitamente tra strumenti liquidi, come le azioni quotate, e investimenti illiquidi, tipici dei mercati privati. L’illiquidità descrive la difficoltà di convertire rapidamente un asset in contanti senza subire perdite significative di valore. Sebbene questa caratteristica possa sembrare un limite, essa rappresenta il fondamento di strategie d’investimento mirate alla crescita strutturale dell’economia reale.
Le opportunità: il premio per l’illiquidità e la diversificazione
L’opportunità principale risiede nel cosiddetto premio per l’illiquidità, ovvero il potenziale rendimento extra riconosciuto agli investitori che accettano di vincolare il proprio capitale per un orizzonte temporale esteso, solitamente tra i 5 e i 10 anni. Questo “capitale paziente” permette ai gestori di finanziare progetti che richiedono tempo per maturare, come infrastrutture sociali, energie rinnovabili o lo sviluppo di piccole e medie imprese (PMI).
Un altro vantaggio significativo è la diversificazione. Gli asset dei mercati privati, come il private equity o il debito privato, mostrano spesso una bassa correlazione con i listini pubblici, riducendo la volatilità complessiva del portafoglio e offrendo una protezione parziale dai cicli di mercato a breve termine.
I rischi: lock-up e gestione della liquidità
Il rischio primario degli investimenti illiquidi è l’impossibilità di accedere al capitale investito in caso di necessità impreviste di cassa. Nelle strutture tradizionali di tipo chiuso, il capitale rimane vincolato fino alla scadenza del fondo. Con l’introduzione dell’ELTIF 2.0, sono nate strutture “evergreen” o semi-aperte che prevedono finestre di riscatto periodiche. Tuttavia, anche in questi casi, la liquidità non è garantita: i gestori utilizzano strumenti come i redemption gates (limiti ai riscatti) e i notice periods (periodi di preavviso fino a 12 mesi) per proteggere la stabilità del fondo. Questo rischio però è estremamente ridotto grazie alle misure tutelanti della normativa ELTIF 2.0 e dagli standard tecnici ESMA. Il gestore può mantenere una riserva di strumenti liquidi fino al 45% del portafoglio. Inoltre, il livello minimo di liquidità è proporzionale alla brevità del preavviso di uscita.
Altro punto da considerare è che la valutazione degli asset illiquidi non avviene quotidianamente sul mercato (mark-to-market), ma si basa su stime periodiche (mark-to-model). Questo può creare un’illusione di stabilità.
L’accesso tramite Fundstore
In questo contesto di apertura dei mercati privati, Fundstore si pone come un punto di riferimento per il risparmiatore consapevole, essendo la prima piattaforma italiana a consentire l’investimento in fondi ELTIF interamente online. Consultando il catalogo ELTIF di Fundstore, gli investitori possono accedere a soluzioni multi-marca gestite da specialisti globali come J.P. Morgan, BlackRock e Amundi. La piattaforma ha abbattuto le barriere d’ingresso tradizionali, permettendo di partecipare all’economia reale con investimenti minimi a partire da 1.000 euro e offrendo esclusivamente prodotti armonizzati alla nuova normativa ELTIF 2.0.
Considerazioni finali
Prima di approcciare strumenti illiquidi, è fondamentale consultare il Documento contenente le informazioni chiave (KID) e sottoporsi al test di adeguatezza MiFID II. Gli ELTIF devono essere considerati come una componente satellite di un portafoglio diversificato, adatti solo a chi dispone di un orizzonte temporale coerente con la natura degli asset finanziati.















