
“Conoscere il comportamento degli animali per ridurre il conflitto antropico”. E’ la finalità di uno studio dell’Università D’Annunzio sui lupi presenti in città e che sempre più spesso si avvicinano ai centri abitati in cerca di cibo. L’attività rientra nell’ambito della convenzione scientifica attiva con il Dipartimento di prevenzione della Asl 2, dedicata allo studio della fauna selvatica e rappresenta il naturale proseguo di un programma di ricerca attivo da oltre un decennio nell’area. Lo studio viene condotto con metodiche non invasive tra cui l’installazione di fototrappole su terreni privati previa autorizzazione; raccolta di tracce e dati ambientali; rilievi indiretti e osservazioni comportamentali sul campo. Ne parliamo con il professor Andrea Mazzatenta, docente di fisiologia al dipartimento di scienze dell’Università D’Annunzio.
Quale è la finalità dello studio?
“In pratica stiamo continuando quello che avevamo fatto in passato, cioè censire, che però è solo una parte dello studio, ma soprattutto conoscere il comportamento dei lupi presenti in città: la conta numerica degli animali non vuol dire nulla in ambito valutativo. Bisogna anche studiarne il comportamento. Questa è la parte più importante, perché solo capendo bene quale è il comportamento di questi animali possiamo mettere in atto delle pratiche per ridurre il conflitto antropico”
Ci sono già i primi risultati?
“Abbiamo già avuto diversi fototrappolaggi. Stanno venendo fuori cose interessanti, che non posso anticipare. Aspettiamo la conclusione. Lo studio conferma la presenza dei lupi sul nostro territorio come fatto consolidato: sono animali prettamente inseriti nel contesto ecologico, solo casualmente incrociano il contesto urbano per necessità di movimento a fini alimentari. Loro preferiscono stare nella parte naturale del nostro territorio e sfruttare le risorse alimentari naturali”.
Gli avvistamenti però aumentano anche nei centri abitati
“La fauna selvatica si muove, non ha confini cittadini. E non vede i cartelli come facciamo noi, quindi si sposta su tutto il territorio utilizzando dei corridoi naturali alla ricerca di cibo e di un luogo tranquillo dove poter stare. Quello che è evidente è che il numero dei cinghiali è diminuito in città per azione del lupo, non per quella dell’uomo, e questo ha portato gli animali vaganti anche a cercare altro, tipo rifiuti o altre sorgenti alimentari”.
La recente cronaca ci riconsegna l’uccisione di lupi. Come mai?
“Siamo in un’epoca in cui anche il lupo, che per anni abbiamo tutelato, rischia di essere abbattuto con conseguenze disastrose per l’ambiente e per le persone. Il lupo è un nostro alleato fortissimo: controlla la popolazione dei grandi ungulati, come il cinghiale e il cervo; contiene la diffusione di patologie come la peste suina africana. Le uccisioni sono un fenomeno crescente: da avvelenamento, da armi da fuoco, oltre agli investimenti che sono forse la causa principale. Però come per tutta la fauna selvatica manca un database nazionale e questo impedisce anche le valutazioni su eventuali scelte. Non avendo i numeri, non conoscendo i comportamenti è impossibile attuare delle scelte gestionali. Ci sono degli studi fatti in maniera non scientifica che riportano almeno un migliaio di lupi morti, ma è una sottostima perché le uniche due regioni che fanno misurazioni sono l’Emilia Romagna e l’Abruzzo. Tutto il resto d’Italia non riferisce quanti animali morti ci sono. E’ quindi impossibile in questo contesto dare dei giudizi, e fare delle valutazioni scientifiche”.
Anna Bontempo (Il Centro)















