venerdì, Giugno 19

Complessità assistenziale, diritto alla cura e sostenibilità del sistema socio-sanitario

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«Ogni volta che incontriamo e assistiamo un anziano — in ospedale, in RSA, in riabilitazione, nelle strutture socio-sanitarie — vediamo un nostro nonno. Ogni famiglia che incontriamo porta con sé una fatica silenziosa, fatta di notti insonni, di rinunce, di amore ostinato.»

La sofferenza che non compare nelle statistiche

Esiste una sofferenza che non compare nelle statistiche. È quella del figlio che consuma ferie e permessi per accudire il padre con l’Alzheimer. È quella della moglie che non dorme più, perché il marito affetto da demenza cade di notte, nonostante le sponde al letto. È quella di una famiglia che attinge ai risparmi di una vita per pagare la retta, acquistare acqua gelificata, integratori, sostenere una badante, far fronte a spese che nessun nucleo di ceto medio regge senza sacrifici enormi. Questa sofferenza merita di essere nominata prima ancora che analizzata.

Il diritto alla cura: un principio inviolabile

I nostri anziani hanno il diritto — morale prima ancora che giuridico — di ricevere cura dignitosa, continua e gratuita. Le recenti pronunce della Corte di Cassazione hanno ribadito che quando le prestazioni assistenziali risultano inscindibili da quelle sanitarie, esse costituiscono parte integrante del percorso di cura tutelato dall’articolo 32 della Costituzione. La cura non si divide: chi ha la demenza ha bisogno di essere aiutato a mangiare, a lavarsi, a non smarrirsi. Tutto questo è salute.

Un sistema che non tiene il passo

RSA, nuclei Alzheimer, strutture per la disabilità e centri di riabilitazione ex articolo 26 della Legge 833/1978 sono una componente essenziale del SSN. Eppure il sistema che le governa — tariffe, standard, minutaggi — non si è adeguato alla crescente complessità clinica: demenze avanzate, Parkinson, esiti di ictus, SLA, disabilità gravi che richiedono alimentazione assistita, gestione della disfagia, ossigenoterapia, prevenzione delle lesioni da pressione. Il risultato è un sistema che sottostima il bisogno reale, scarica sulle famiglie costi insostenibili e mette sotto pressione strutture e professionisti.

Il peso economico e la risposta del sistema pubblico

Il costo di una RSA è spesso insostenibile per le famiglie italiane: alla retta si aggiungono presidi sanitari, integratori, fisioterapia integrativa, accompagnamento alle visite. Non è accettabile che il diritto alla cura dipenda dalla disponibilità economica. La non autosufficienza non è una scelta: riguarderà ognuno di noi. Occorre costruire una rete integrata e gratuita: assistenza domiciliare potenziata, centri diurni accreditati con psicologi, geriatri, fisioterapisti e infermieri, nuovi posti letto di riabilitazione, RSA e nuclei dedicati, in cui la persona fragile e la sua famiglia non vengano mai lasciate sole.

Una questione etica, umana e spirituale

«Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome, accoglie me.» — Mt 18,5

Chi lavora nell’assistenza agli anziani sa che questo lavoro non è solo tecnico. C’è qualcosa di profondamente umano — e per molti di spirituale — nel prendersi cura di chi non può farlo da solo. Le strutture nate dall’ispirazione religiosa e del Terzo Settore incarnano questa vocazione: la cura come atto d’amore, come servizio alla persona nella sua integralità. La dignità umana è inviolabile, la solidarietà non è opzione ma imperativo morale. Garantire cure gratuite e di qualità agli anziani non autosufficienti non è generosità. È giustizia.

Dare un’anima al sistema

Garantire il diritto alla cura significa agire su più livelli: aggiornare gli standard assistenziali, adeguare le tariffe alla reale complessità, accreditare nuove strutture territoriali, valorizzare le professioni sanitarie, rinnovare i contratti collettivi. Ma significa anche dare un’anima al sistema. Ricordare che dietro ogni scheda di valutazione c’è una persona. C’è un nonno che ha paura del buio. C’è una nonna che non riconosce più i figli ma sorride ancora quando sente la musica della sua giovinezza. C’è una famiglia che non chiede l’impossibile — chiede solo di non essere lasciata sola.

A cura di Daniele Leone

Infermiere e Coordinatore Infermieristico

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