
Continua il nostro viaggio tra i famosi personaggi abruzzesi che sono entrati nella grande storia nazionale e internazionale. Oggi parliamo di Raffaele Mattioli.
Sono stati giustamente versati fiumi di inchiostro sul nostro Raffaele Mattioli sia su libri e giornali, ma anche su riviste specializzate e, in tempi più recenti, nei blog o siti specialistici. Noi qui vogliamo soltanto ricordare i tratti essenziali della sua vita perché in questa rubrica dedicata ai grandi abruzzesi il nostro giornale non poteva non annoverare colui che forse è stato il più autorevole cittadino vastese.
Tra economia e cultura
Mattioli, uno dei più influenti banchieri italiani del Novecento, fu una figura centrale non solo nella storia economica del Paese ma anche nella vita culturale e intellettuale dell’Italia a cominciare dagli anni Venti del secolo scorso. La sua vicenda rappresenta un raro esempio di come l’attività finanziaria possa intrecciarsi con un profondo impegno civile e culturale. Un esempio che vogliamo ricordare in opposizione ai tempi d’oggi in cui la finanza sta distruggendo sempre più velocemente l’economia reale.
Nato a Vasto nel 1895, Mattioli si formò in un ambiente permeato da interessi umanistici e filosofici. Dopo la laurea in economia, entrò giovanissimo nella Banca Commerciale Italiana (Comit), di cui divenne amministratore delegato nel 1933. Da quella posizione guidò uno dei principali istituti di credito italiani in anni segnati dalla crisi economica post-29, dal fascismo e dalla Seconda guerra mondiale.
L’Oskar Schindler della cultura antifascista
Durante il regime, Mattioli mantenne un atteggiamento prudente ma autonomo, cercando di difendere la banca da un’eccessiva ingerenza politica e sostenendo, spesso in modo discreto, ambienti intellettuali ostili al totalitarismo. Sebbene di idee liberali, egli intrattenne rapporti con il partito comunista di Togliatti al quale fece pervenire cospicui contributi alle spese di ricovero di Antonio Gramsci. Dopo la morte dell’intellettuale sardo nel 1937 Mattioli si adoperò per salvare i suoi Quaderni dal Carcere. In quegli anni l’ufficio studi della Comit divenne una sorta di università “segreta” della classe dirigente laica e antifascista, dove furono accolti, tra gli altri, Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Guido Carli ed Enrico Cuccia, con cui costruì il progetto dell’IRI e di Mediobanca. Non solo. Nel corso della guerra contribuì anche alla protezione del patrimonio artistico e culturale italiano, favorendo il salvataggio di archivi, opere d’arte e biblioteche.
Discepolo e amico di Benedetto Croce, nel 1942 partecipa alla stesura del manifesto del Partito d’Azione. Insomma il suo nome si lega anche ai grandi della storia antifascista italiana.
Comit: una banca al servizio del progresso, della cultura e della collettività
Sotto la sua guida, la Comit sostenne lo sviluppo industriale italiano, affiancando le grandi imprese nei settori strategici e partecipando attivamente al rilancio dell’economia nazionale. Mattioli concepiva la banca non come un semplice strumento di profitto, ma come un’istituzione al servizio dello sviluppo e della collettività. In quest’ottica fu il primo banchiere italiano a sostenere Enrico Mattei finanziando la sopravvivenza dell’AGIP nei primi periodi di amministrazione Mattei.
Accanto all’attività bancaria, Raffaele Mattioli fu un grande promotore della cultura. Intrattenne rapporti con alcuni dei più importanti intellettuali del suo tempo – da Benedetto Croce a Eugenio Montale, da Carlo Emilio Gadda a Tommaso Landolfi – sostenendo riviste, iniziative culturali e case editrici tra le quali spiccano editori come Riccardo Ricciardi di Napoli e Giulio Einaudi di Torino, figlio del futuro presidente della Repubblica. La visione di Mattioli era quella di un capitalismo colto e responsabile, capace di dialogare con la filosofia, la letteratura e la storia.
Un grande maestro senza discepoli
Alla sua morte, nel 1973, Mattioli lasciò l’immagine di un banchiere atipico: rigoroso e riservato, ma animato da una profonda tensione etica. Ancora oggi è ricordato come uno dei rari protagonisti della finanza italiana capaci di coniugare competenza economica, responsabilità sociale e amore per la cultura.
Laura Del Casale

















